Inter, sulla Curva Nord e Boiocchi l'ombra della 'ndrangheta: parcheggi, paninari e droga

Emergono nuovi particolari relativi all'omicidio di Vittorio Boiocchi, il 69enne ex capo della curva Nord dell'Inter. Come si legge su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi, nell'autunno del 2018 Vittorio Boiocchi entra nell'affare dei parcheggi nelle zone limitrofe allo stadio di San Siro mettendo persone di fiducia accanto a chi gestisce ufficialmente almeno tre maxi-aree: quella di via Tesio dedicata ai tifosi ospiti, quella di fianco al tunnel dove entrano i pullman delle squadre e quella che guarda l'ingresso dell'ippodromo.

I PARCHEGGI - Tra partite di calcio e concerti si guadagnano 20 mila euro in nero da un solo parcheggio in due giorni. Scalzando negli anni l'altro capo ultrà storico Franco Caravita, col quale c'era stata una discussione durante Inter-Udinese nel settembre del 2019, l'ultima volta in cui Boiocchi viene visto in curva.

LA DROGA - Altri affari riguardano i "paninari" (alcuni legati a delle famiglie calabresi coinvolte nella maxi-inchiesta "Infinito") e la droga: chi oggi frequenta la Curva Nord la paragona a una piccola Medellin, dove "tutti si fanno di cocaina nei bagni o sugli spalti". Anche per questo sabato sera, dopo che gli ultras hanno abbandonato il secondo anello verde riversandosi al baretto fuori dallo stadio, la parola più diffusa per spiegare l'omicidio di Boiocchi era: 'ndrangheta.

IL MOVENTE - Al momento l'ipotesi più concreta è che i motivi dell'omicidio stiano in quel milieu di criminalità alta che sconfina nel crimine organizzato. Del resto risultano certificati in atti i contatti recentissimi di Boiocchi con personaggi collegati alle cosche calabresi della Piana di Gioia Tauro e coi tirapiedi dei clan pugliesi che già hanno avuto interessi criminali all'interno dell'ippodromo di San Siro.