Jorge Lorenzo ammette: “Avevo paura e non ero motivato”

Juliane Ziegengeist

Anche se le voci si rincorrevano ormai dall’estate, l’annuncio del ritiro di Jorge Lorenzo in occasione del Gran Premio di Valencia ha lasciato sorpresi molti. Dopo un anno difficile con la Honda, il cinque volte campione del mondo ha così deciso di gettare la spugna e lasciare le corse.

Gli infortuni che Lorenzo ha si è trovato a fronteggiare già prima dell’inizio della stagione 2019 non hanno aiutato. Gli strascichi di una lesione al piede rimediata nel 2018 prima ed un problema al poslo avuto a febbraio successivamente hanno rallentato l’adattamento ed i progressi con la Honda. In un'intervista a BT Sport, il maiorchino afferma: "Gli infortuni hanno accelerato la mia decisione. Senza di essa sarei rimasto e avrei cercato di essere competitivo con la Honda".

Nel corso della sua lunga carriera – Lorenzo ha esordito nella classe regina del Mondiale nel 2008 – si è già trovato a combattere contro infortuni gravi, ma non si è mai arreso e ha sempre continuato con grande determinazione: “È un processo lungo, ma se continui a correre, la fiducia tornerà. Così è stato nel 2008."

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La lesione alla schiena è stata l'inizio della fine

"Nel mio anno d’esordio ho avuto cinque gravi infortuni, l'ultimo mi ha colpito alla testa e non riuscivo a ricordare nulla. Quando sono tornato ero molto lento all'inizio ma pian piano le cose sono migliorate. Sono arrivato secondo nel 2009 e ho vinto il titolo 2010. Quindi è possibile tornare al successo, ma ci vuole tempo”.

Nel 2019 però, undici anni dopo, Lorenzo non si è sentito pronto a ripartire dopo l’ennesimo infortunio, stavolta decisamente importante: “Si è trattato di una combinazione di cose diverse: infortuni, una moto che non si adattava al mio stile, la mancanza di motivazione e di pazienza per aspettare un altro anno. Soprattutto all'età di 32 anni”.

Anche la gravità della sua recente lesione ha avuto un ruolo cruciale nella sua decisione, come rivela: "Gli infortuni alla schiena sono sempre difficili. Questa è una cosa seria, non la mano o il piede. Nel peggiore dei casi, puoi essere paralizzato. Quindi ho sentito di dover andare più cauto, semplicemente non volevo più cadere”.

I lievi miglioramenti con la Honda si sono arrestati con l'incidente di Assen

Lorenzo è convinto che la situazione si sarebbe evoluta in modo molto diverso senza l'incidente: "A Le Mans ero quarto nella seconda sessione di prove libere e solo a tre decimi dal più veloce. In gara ero undicesimo e 14 secondi indietro, quindi ero meno di un secondo al giro”.

"Poi a Montmelo sono stato in grado di avanzare al primo gruppo nei primi due giri ed andavo molto veloce. Penso che avrei potuto finire quinto o sesto in quella gara, quindi c'è stato un miglioramento." Tuttavia, il pilota Honda non ha visto la bandiera a scacchi dopo una caduta molto discussa, in cui ha coinvolto ben tre piloti.

So lädiert sah Lorenzos Motorrad nach dem verhängnisvollen Unfall in Assen aus

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So lädiert sah Lorenzos Motorrad nach dem verhängnisvollen Unfall in Assen aus LAT

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Il giorno successivo, Lorenzo è caduto di nuovo durante i test a Barcellona e la caduta è stata decisamente violenta: “Abbiamo avuto delle immagini, Alberto Puig le ha viste ed era preoccupato. Da allora ho iniziato a temere di farmi del male. Ma solo pochi giorni dopo, ad Assen c’è stata un'altra grave caduta".

Due vertebre sono rimaste lesionate e lo spagnolo è stato costretto a fermarsi, perdendo così quattro gare. Così Jorge Lorenzo rivela: "Da quel momento mi chiedevo cosa ci facessi qui. Ma a casa mi sono detto 'Dai, c’è un'altra possibilità.' Ma la verità è che non sono riuscito a trovare la motivazione dopo”.

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