Jorginho come e meglio di Busquets: per Ventura non aveva ruolo, ora è il punto fermo dell'Italia di Mancini

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"Lo ritengo uno dei migliori interpreti del suo ruolo di metodista, ma per come stiamo giocando ora non c'è un ruolo per lui". Sono passati poco meno di quattro anni dal battibecco a distanza tra l'ex ct Gian Piero Ventura e Jorginho, allora ancora corpo estraneo alla Nazionale. Quella stessa Nazionale di cui ora è un perno insostituibile, punto di riferimento assoluto per Roberto Mancini. E contro il Belgio ha dato un'ulteriore dimostrazione del perché sia così fondamentale per un'Italia che continua a sognare.

PERFEZIONE - Non è un centrocampista da gol se con la sua specialità, i rigori. Non corrisponde neanche all'identikit dell'assist-man. Il suo lavoro va oltre, è meno appariscente ma non meno prezioso, anzi. E' il punto di equilibrio del reparto e il baricentro della squadra nelle due fasi, un ruolo che richiede una costante applicazione e precisione nelle piccole cose nonostante un dispendio ingente di energie. Dal Chelsea all'Italia, dal blu all'azzurro, un lavoro che Jorginho sa fare, in questo momento, meglio di chiunque altro. I numeri della gara di Monaco ne forniscono una fotografia eloquente: 72 tocchi in 95', uno solo sbagliato nella metà campo del Belgio, nessuno nella propria. Perfezione, quella che toglie le castagne dal fuoco ai difensori in uscita e che permette di avviare le azioni in maniera pulita. Se a questo si aggiungono i cinque duelli vinti, i due intercetti, le due respinte, i contrasti riusciti e i tre falli subiti, si capisce come l'opera dell'italo-brasiliano sia la base su cui poggia la macchina costruita da Mancini, il pilastro che permette agli altri interpreti di agire con maggiore libertà.

SFIDA NELLA SFIDA - Martedì quindi Jorginho sarà salvo clamorose sorprese uno degli undici titolari con cui il ct affronterà la Spagna e questo permetterà di assistere a una sfida nella sfida. Dall'altra parte ci sarà Sergio Busquets, il calciatore che meglio di chiunque altro nell'ultimo decennio e poco più ha incarnato la figura dell'equilibratore. L'uomo d'ordine alle spalle di Xavi e Iniesta nel grande Barcellona, il perno della Spagna campione di tutto, il mediano che non brilla quasi mai di gloria personale ma permettere ai compagni di risplendere al massimo. Non si può parlare di due generazioni a confronto, essendoci solo tre anni di differenza, ma certamente si può parlare di due sfumature diverse nell'interpretare il ruolo, date da motivazioni fisiche e tattiche (più di posizione l'iberico, più mobile l'azzurro). Spagna e Italia sarà quindi una sfida nella sfida tra due rami della stessa filosofia: Jorginho è pronto ad affrontare Busquets, per l'Italia e per quell'inno che lo emoziona ad ogni ascolto. E per avvicinarsi a un Pallone d'Oro che vede cadere per strada sempre più candidati, diventando di settimana in settimana un sogno sempre meno fantasioso.

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