Jorginho, l'uomo dei 100 palloni a partita: imprescindibile per l'Italia e per... Verratti

Angelo Taglieri
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Ha messo al sicuro la partita contro la Bulgaria, terra in cui l'Italia non aveva mai vinto, e ha cucito gioco ieri sera, contro il muro lituano. Manuel Locatelli continua a crescere: al Milan sprazzi di talento, colpi da urlo e discontinuità, com'è normale che sia per un teenager, a Sassuolo fiducia piena, continuità e maturità, con De Zerbi che lo ha messo nelle condizioni ideali per esprimersi. Con gli Azzurri è tornato all'antico, regista davanti alla difesa in un centrocampo a tre, e ha dimostrato solidità, candidandosi a leader del prossimo futuro. E validissima alternativa per il presente. Sì, perché l'Italia di Mancini non può fare a meno di chi in questa settimana è mancato: Jorginho.

DA SAN SIRO A PUNTO FISSO - Il centrocampista del Chelsea, ammirato in Italia con le maglie di Verona e Napoli, rivelandosi tra i top in Europa con Maurizio Sarri, tanto da guadagnarsi la chiamata dei Blues, è il vero ago della bilancia di Mancini, l'equilibratore perfetto, colui che detta i tempi, l'allenatore in campo, direttore d'orchestra di gioco e compagni. Capace di mettere in ritmo chi gli sta attorno, ha in Verratti il compagno preferito: parlano la stessa lingua, amano il fraseggio corto, creano superiorità col possesso. E infatti il Gufetto di Manoppello si è acceso solo a sprazzi in questo trittico. E pensare che Jorginho, chiamato da critica e pubblico, aveva provato a dirigere anche nella sciagurata notte di San Siro contro la Svezia, nel suo debutto in competizione ufficiale con la maglia Azzurra: gesticolava, sbracciava, indicava, ma la banda era troppo stonata. E così il Mondiale svanì. Ora, invece, l'Italia va al suo ritmo.

STONATA - E infatti la bella Italia che si era vista precedentemente, tra Nations League e qualificazioni europee, si è vista poco a questo giro: tre partite contro avversari dediti prettamente alla fase difensiva, rinunciatari e ostruzionisti, una palla che circolava troppo lenta e una manovra prevedibile. Non è colpa di Locatelli, o di Sensi, che hanno preso il posto dell'italobrasiliano in mezzo al campo, sia chiaro: la squadra non si trovava da 5 mesi, i meccanismi andavano riassorbiti, gli avversari sembravano pronti ad allenarsi per fare solo la fase di non possesso. Però, proprio in questi casi, l'assenza dell'allenatore in campo si fa sentire ancora di più: un esempio per capire chi è Jorginho lo si è visto contro la Polonia di Lewandowski, con ​100 palloni giocati, 95% di passaggi riusciti e ben 8 palloni recuperati. E sempre in quella partita, si è visto Locatelli mezzala, che ha duettato bene proprio con l'ex Napoli. Rivali no, compagni sì. Ma con Jorginho al centro, sempre e comunque. Mancini lo aspetta, l'Italia anche. Poi, in futuro, toccherà a Locatelli. Ora, però, nessuno sposta Jorginho.

@AngeTaglieri88