Juve, Chiellini: 'Dirigente? Mi piacerebbe, ma prima devo studiare… L'Italia cambi, che belli i playoff'

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Il capitano della Juventus, Giorgio Chiellini ha rilasciato un'intervista al quotidiano La Stampa in cui riflette sul futuro del calcio italiano e anche sul proprio. Il difensore bianconero potrebbe infatti lasciare Torino dopo 17 anni, in cui è stato protagonista di tanti successi juventini: "Finché sei calciatore, sei focalizzato solo su quello. E io fino ad oggi nella mia testa sono sempre stato calciatore al 100%, quando fai questo lavoro non può che essere così. Di certo in futuro mi piacerebbe avere un percorso dirigenziale, in cui valorizzare il bagaglio di esperienza che ho maturato in questi anni e metterlo a disposizione in un contesto nuovo".

FUTURO DA DIRIGENTE - "Vorrei occuparmi di ciò che circonda il campo, ma va oltre. Prima però avrei molto da studiare. Conosco bene lo sport, ma non è sufficiente per fare bene il dirigente. Della Continassa so tutto, anche dove ci sono le ragnatele. Ma di cosa accade in sede ho un’idea superficiale".

CAMBIAMENTI NECESSARI - "Vanno cambiate le regole e soprattutto la mentalità. Anche le migliori proposte innovative faticano a passare, c'è un conservatorismo eccessivo. Nel mondo delle imprese e degli investimenti, quando una cosa va fatta, si fa. E le occasioni si sfruttano. Nel calcio le novità sono vissute come una minaccia anziché come un'opportunità. Ma così si rischia di rompere il giocattolo. Prendiamo gli stadi: tutti sanno che vanno ripensati, servono strutture che offrano eventi e attirino le famiglie per coinvolgere i bambini e tenerli vicini al nostro mondo. Ma non si riesce a costruirne, salvo poche eccezioni. C'è sempre un intoppo burocratico o qualcuno che si mette di traverso".

SI AI PLAYOFF - "E poi penso anche ai format dei campionati, andrebbero rivisti. I playoff darebbero imprevedibilità e suspense, sarebbero un evento straordinario capace di coinvolgere milioni di persone. Ma le novità spaventano e non si cambia mai nulla. Dovremmo tutti avere l'obiettivo di appassionare la gente o rischiamo di perdere un patrimonio sociale enorme. Tanto più in momenti drammatici come quelli che stiamo vivendo in cui c'è particolare bisogno di messaggi positivi".

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