Juve, Danilo: 'Nei cambiamenti serve pazienza, più sicuri dopo il Chelsea. Il Bayern mi voleva, ma...'

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Danilo, difensore della Juventus, ha parlato a La Repubblica, partendo dal successo in Champions League contro il Chelsea: "Ci è servito per capire dove possiamo arrivare. Abbiamo battuto i campioni d’Europa in carica, no? L’obiettivo comunque è vincere lo scudetto. È vero che siamo partiti male, ma ho imparato che la Juve sa risorgere. Come si dice qui, la Juve non molla mai".

MANCANZA DI AUTOSTIMA - "Era il nostro problema? Secondo me no. Il punto è che quando ci sono cambiamenti, non sempre le cose vanno come vuoi. Al primo anno al City, Guardiola prese 20 punti dal Chelsea di Conte. Nei cambiamenti serve pazienza, bisogna aspettare la maturazione del gioco e delle idee. Ci vuole tempo perché nella testa dei giocatori entrino le cose che all’allenatore piacciono".

MAESTRI ALLENATORI: LOPETEGUI, ZIDANE, GUARDIOLA, SARRI, PIRLO E ALLEGRI - "Sono stato molto ho fortunato: ho lavorato con allenatori completamente diversi uno dall’altro ma tutti vincenti, e non che hanno vinto per caso una volta sola. Ho cercato di imparare da tutti. Lo studio dei loro dettagli mi serve e mi servirà. Quando è scattata la molla? È con Guardiola che ho cambiato il mio modo di vedere le cose. Giocato poco con Pep? La colpa è stata anche di un infortunio nella seconda stagione, perché il primo anno in metteva quasi sempre, ma è vero che non è facile avere un rapporto lui: non è mai rilassato, pensa al calcio tutto il giorno. Secondo me a casa la sera posiziona la moglie e il divano come fossero giocatori in campo".

IDEA DI GIOCO - "Mi piace avere la palla, fare una costruzione di gioco pulita. Calcio brasiliano? Sì ma più serio, se posso dire così. La mia idea è fare due tocchi e spostarsi, occupare bene le spazio. Quello che chiedeva Pirlo? Un po' sì".

DA GUARDIOLA AD ALLEGRI - "Da Allegri tento di imparare qualcosa che ancora non mi avevano insegnato, lui vuole un calcio totalmente diverso. Sono sicuro che mi farà diventare più sicuro, più forte".

PROBLEMI CON L'ITALIANO - "In verità pensavo sarebbe stato più facile impararlo, invece all’inizio facevo tanta fatica a capire Sarri e allora mi sono rivolto a un insegnante. Solo che dopo sei o sette lezioni è arrivata la pandemia e abbiamo dovuto interrompere, però durante il lockdown ho cominciato a leggere libri e giornali in italiano, a guardare i vostri programmi e così ho imparato. E se qualche volta ho un dubbio o mi manca la parola, chiedo a Miguel: lui sa tutto. Poi comunque parlo altre tre lingue e questo mi crea degli schemi mentali che mi aiutano".

NOMADE VINCENTE - "Ne parlo spesso con Alex Sandro, che conosco da tanti anni, visto che eravamo insieme già al Santos e poi al Porto: da giovani pensavamo che il massimo sarebbe stato giocare a lungo nella stessa squadra, come sta succedendo a lui. Ma quando la vita cambia strada devi avere il coraggio di seguirla. Oggi sono contento della vita e delle esperienze che ho fatto, mi sono serviti per arrivare qui con la mentalità giusta e adesso posso pensare di rimanerci a lungo, anche se mi sento di sicuro più inglese. È difficile che mi troviate dove c’è tanta gente. Manchester per me era perfetta, ma Torino è stata una bella sorpresa".

DERBY CON IL TORINO - "I derby senza pubblico sono stati strani, ma adesso l’atmosfera si respira, questa partita la senti nell’aria. Sarà bello".

BAYERN MONACO - "Mi voleva? Sì, ma non volevo io. E per fortuna non lo ha voluto neanche la Juve. Questo è il posto giusto per me".

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