Juve, tre anni di 'multinazionale' Ronaldo: tanti record, ma flop Champions. E il bilancio...

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Tutto cominciò quel 3 aprile 2018. Davanti ai 40 mila dello Juventus Stadium, Cristiano Ronaldo si ergeva in cielo e si coordinava per la rovesciata perfetta, uno dei gol più belli della sua incredibile carriera. Standing ovation: tutto lo stadio, impotente davanti alla forza di quel Real Madrid e alla classe del loro top player, estasiati dalla bellezza di quel gol, si alzava in piedi per applaudire. Una settimana dopo la Juve sfiora l’impresa al Bernabéu, ma Benatia fa fallo in area all’ultimo respiro. Ronaldo segna il rigore e il Real passa. I tifosi della Juve si indignano, convinti della malafede dell’arbitro Oliver, ma nessuno di loro sa che quello a cui stavano assistendo faceva parte di un disegno più grande. Nessuno di loro si sarebbe mai immaginato che Cristiano Ronaldo, quattro volte pallone d’oro, il 10 luglio di quell’anno avrebbe posato con la maglia bianconera. Senza quel rigore, probabilmente, nulla di tutto ciò sarebbe mai successo. Oggi sono passati esattamente 3 anni da quel 10 luglio 2018 e Ronaldo e la Juve, in questi 2190 giorni, non sono mai stati così lontani. Ora è tempo di fare bilanci su quello che può tranquillamente essere definito come l’acquisto del secolo, almeno in Italia.

NON SI È RIPAGATO DA SOLO - Dal punto di vista economico, l’operazione Ronaldo ha avuto i suoi pro e i suoi contro, come tutte le cose. A livello economico, ad esempio, quello che preoccupa di più è il peso del portoghese a bilancio. La sua presenza è costata alla Juve, fra stipendio e costo del cartellino, circa 215 milioni totali e pesa a bilancio circa 86 milioni l’anno. Considerando che la Juve, nel 2019, anno del suo arrivo, ha fatturato 1,15 miliardi di euro, il 20% del fatturato di quell’anno è servito per pagare i costi dell’intera azione: non si è ripagato da solo come si pensava, ma non è nemmeno stata una spesa così insostenibile. Fra i parametri che l’arrivo di CR7 avrebbe dovuto far schizzare ce ne sono alcuni che, causa covid, non hanno avuto l’incremento atteso (e qui Agnelli è stato particolarmente sfortunato). Si tratta degli incassi al botteghino, cresciuti del 32% al primo anno ma azzerati nei due successivi, e del merchandising, che nel 2019 è cresciuto di ben 10 milioni rispetto all’anno precedente (da 16,5 a 26,5), ma che nell’anno del covid è tornato a livelli inferiori al 2018: 12 milioni. Infine, e qui il covid non c’entra nulla, nel “triennio ronaldiano” la Juve ha incassato 4 milioni in meno (260) dai diritti tv rispetto a quello precedente, soprattutto a causa del peggiorato rendimento in Champions League.

FOLLOWER E TIFOSI IN CRESCITA - Dove invece la Juve, dall’arrivo di Ronaldo, è cresciuta, è in Borsa: il valore della società è aumentato (anche a causa di alcune azioni intraprese che esulano dall’ambito sportivo, fra cui l’emissione di alcuni bond), del 40%. Infine, ci sono altri due parametri, non direttamente economici, ma fortemente collegati, in cui il club bianconero ha raggiunto i risultati sperati. Si tratta dei follower sui social, raddoppiati in tre anni – superata quota 100, la Juve è il quarto club europeo dopo Barça, Real e Manchester United – e del numero di tifosi nel mondo, cresciuto da 347 a 441.

TANTI RECORD, NIENTE PALLONE D'ORO - Nei suoi anni di Juve, Ronaldo ha infranto numerosi record con la maglia bianconera. Due di questi sono impressionanti. In questa stagione ha raggiunto quota 100 gol, il primo a riuscirci in sole tre stagioni nella storia del club. Sempre nel 2021, vincendo il titolo di capocannoniere è diventato il primo della storia a farlo in Serie A, in Liga e in Premier League. Nonostante i tanti gol segnati e i tanti record infranti, però, in questi tre anni, a causa degli insuccessi in Champions, Ronaldo ha perso molto terreno nella corsa al Pallone d’Oro: nel 2019 ha perso il confronto con Messi, nel 2020 non è stato assegnato ma le probabilità di vincerlo per CR7 erano quasi nulle così come, probabilmente lo saranno nel 2021.

UN FLOP SUL CAMPO - Agnelli lo aveva detto chiaramente. L’arrivo di Ronaldo era volto a raggiungere quella Champions League che mancava da tanto, troppo tempo. In questo senso l’operazione è stata un flop. Ci si aspettava certamente più di un quarto di finale e due ottavi nella massima competizione europea e la delusione è stata attenuata solo in piccola parte dai due scudetti, che la Juve avrebbe probabilmente vinto anche senza di lui. Nell’ultimo anno, poi, le sue prestazioni, al di là dei gol, sono calate in maniera troppo evidente. La sua presenza ha rappresentato un duplice problema tattico. Il primo è che, per incidere con le sue giocate da fenomeno, ha bisogno di un centravanti puro, che gli crei perennemente spazio, come faceva Benzema al Real, e di un centrocampo capace di verticalizzare con precisione e inventiva, caratteristica che, al momento, non ha nessun centrocampista in rosa. Il secondo è che con lui si difende in uno in meno e non ci si può permettere che in campo ci siano contemporaneamente lui, Dybala e una punta, anch’essi poco propensi al ripiegamento e che, se costretti al lavoro difensivo, perderebbero lucidità in fase offensiva. Allo stesso tempo, però, CR7 era anche la soluzione alle difficoltà di Pirlo: le partite le decideva sempre lui e senza i suoi gol la stagione della Juve sarebbe stata disastrosa.

IL PROBLEMA MERCATO - Anche sul mercato Ronaldo costituisce un problema. Come abbiamo già visto, a bilancio pesa circa 86 milioni di euro, cifra che, se risparmiata, potrebbe essere subito reinvestita, sbloccando il mercato in entrata. L’entusiasmo attorno alla sua presenza non è più, ragionevolmente, così alto ed oggi la Juve pensa seriamente a fare un passo oltre Ronaldo. Bisogna vedere se Ronaldo ha intenzione di fare un passo oltre la Juve o se, diversamente, vorrà portare a termine il suo contratto, ma soprattutto la sua missione. “Far coincidere i suoi interessi con quelli della squadra è difficilissimo” aveva spiegato Sarri qualche giorno fa. Non c’è però uomo migliore di Allegri a cui affidare questo difficilissimo compito, un gestore, un mediatore, uno che sa fare di necessità virtù. Se Ronaldo resterà, toccherà a lui far coincidere i suoi interessi e quelli della squadra. Se ci riuscirà, non ci sarà nulla di impossibile, perché Ronaldo è sia il problema che la soluzione.

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