Juve, se discutere Ronaldo è da bar, parlare degli errori di mercato è un dovere. Anche CR7 si aspettava altro

Gianluca Minchiotti
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Domenica, prima di Cagliari-Juventus, Fabio Paratici ha ironizzato su chi, dopo l'eliminazione dei bianconeri dalla Champions per mano del Porto, si era permesso di criticare Cristiano Ronaldo: "Mi viene da sorridere, non avrei mai pensato di poter discutere Ronaldo. Sono cresciuto in un paesino e questi sono discorsi da bar e parrocchia, come quelli che sentivo su Rivera, Baggio, Platini. Mi fa sorridere che si facciano su Ronaldo, da parte di professionisti". Ora, premesso che quando un calciatore (chiunque esso sia) sbaglia una partita, a maggior ragione una partita così importante, criticarlo è non solo un diritto ma anche un dovere, sul valore di Ronaldo la pensiamo esattamente come il managing director della Juve. Il portoghese è uno dei due più grandi calciatori degli ultimi dieci anni, insieme a Messi, e i suoi numeri sono indiscutibili, sia quelli assoluti (5 Champions, 5 Palloni d'Oro, 770 gol in carriera) che quelli alla Juve (95 reti in 122 partite ufficiali). Altrettanto indiscutibile però è il diritto e il dovere (da parte nostra, nei confronti dei nostri lettori), di commentare, valutare e criticare ciò che la Juventus in questi tre anni (non) ha costruito intorno a Ronaldo, e che rappresenta un motivo di delusione per lo stesso Ronaldo.

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