Juventus, Dybala: "Sarri è diverso, per gli attaccanti è più divertente"

Paulo Dybala si racconta: "Ho un buon rapporto con Ronaldo, da lui imparo molto. Pallone d'Oro? Priorità alla Juventus".
Paulo Dybala si racconta: "Ho un buon rapporto con Ronaldo, da lui imparo molto. Pallone d'Oro? Priorità alla Juventus".

Paulo Dybala si è (ri)preso la Juventus: due goal consecutivi contro Milan e Atalanta per far capire, qualora ce ne fosse bisogno, che lui in questa squadra può starci eccome, essendo anche decisivo con reti pesanti.


Intervistato da 'El Pais', la 'Joya' ha spiegato il rapporto morboso con il pallone e con gli assist, belli come un goal o forse addirittura meglio: perché far felice un compagno di squadra non ha prezzo.

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"E' difficile separare la persona dal calciatore. Sono tranquillo sia nel privato che sul terreno di gioco. Sul campo però voglio il pallone: senza quello mi perdo, devo toccarlo, ho bisogno di azione. Penso che sia una necessità. Il goal è il goal ovviamente, ma poche cose mi piacciono di più che fare un assist: l'abbraccio con un compagno dopo il passaggio è bello come una rete".

L'argentino non aspira a diventare il leader della 'Vecchia Signora'.

"Il modo di guidare una squadra è cambiato. Mi sento un giocatore importante, rispettato dai tifosi e dai compagni, ma non mi sento un leader o cerco di esserlo. Il leader deve trasmettere, generare qualcosa di positivo nel gruppo. Non devi urlare o insultare per essere rispettato, bisogna sapere quando e come parlare con un compagno. O, semplicemente, a volte non devi dire nulla. Evra, per esempio, era un fenomeno nel trasmettere. O Buffon, che è un signore e solo la sua presenza è imponente. E l'importante è essere naturali, non serve a nulla volere che gli altri ti amino".

L'arrivo di Cristiano Ronaldo è stato un beneficio per Dybala, contrariamente a quanto si possa pensare.

"I miei amici mi dicevano: 'Hai il migliore in nazionale e ora te ne portano un altro'. Ho risposto: 'Hanno torto. Per me è un vantaggio'. Posso studiarli ogni giorno. Chi non vorrebbe lavorare con i migliori? Stiamo parlando di due fenomeni, uno o due gradini sopra rispetto al resto dei giocatori, sia a livello calcistico che mentale. Non è facile mantenere quei ritmi e fare 40 goal ogni anno. Con Cristiano ho un buon rapporto e parliamo molto: di Juve, della nazionale e anche di altre cose che non riguardano il calcio. Lo stesso con Leo. La relazione è cresciuta molto, come logico che sia. Un club in cui ti vedi ogni giorno non è la stessa cosa di una nazionale. Condividiamo molti pomeriggi".

Impatto niente male di Maurizio Sarri con la realtà bianconera: ancora zero sconfitte tra campionato e Champions, la qualità del gioco sembra migliorare di partita in partita.

"Ha un modo completamente diverso di intendere il gioco. Per me, e forse anche per il resto degli attaccanti, è più divertente. Teniamo di più il pallone e generiamo molte occasioni. Questo ti consente di rischiare e fare qualcosa di diverso perché sai che avrai un'altra opportunità. Questo dà molto: impari, giochi velocemente e attacchi tutto il tempo. Ci sono partite in cui creiamo 20 occasioni, si può solo immaginare cosa voglia dire per un attaccante".

Il Pallone d'Oro al momento non è una priorità: concentrazione dedicata agli obiettivi da raggiungere con la Juventus.

"E' una pressione in più che, in questo caso, arriva dall'esterno. C'è una grande distanza da qui all'essere candidato per vincerlo. Bisogna lavorare e combattere. Gareggi con i migliori al mondo e persino con i tuoi compagni di squadra, con alcuni che segnano 50 goal all'anno e poi non lo vincono. Ho qualcosa di chiaro in mente: prima devo fare cose importanti con la Juventus".

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