Juventus, Sarri svela: "Colpito dal modo in cui mi hanno voluto, mai visti dirigenti così decisi"

Maurizio Sarri ha raccontato in un'intervista la sua scelta di tornare in Serie A per sedersi sulla panchina della Juventus.
Maurizio Sarri ha raccontato in un'intervista la sua scelta di tornare in Serie A per sedersi sulla panchina della Juventus.

Dopo una trattativa lunga e l'arrivo a Torino di mercoledì sera, oggi Maurizio Sarri ha parlato in conferenza stampa, nella presentazione con la Juventus. Inizia ufficialmente oggi l'avventura sulla panchina della Vecchia Signora. Accanto a Sarri c'è solo Fabio Paratici, mentre seduto in prima fila c'è il presidente Andrea Agnelli.

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La conferenza stampa comincia subito con un riassunto delle scelte di Sarri, negli ultimi anni. Scelte che lo hanno portato adesso a sposare la Juventus.

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"Bisogna avere le idee chiare sul percorso. Io a Napoli ho dato tutto, dal punto di vista professionale e morale. Negli ultimi mesi al Napoli ho provato per la prima volta un dubbio, poi la società mi ha tolto il dubbio chiamando Ancelotti. A quel punto ho davanti a me delle offerte da grandi club italiani, ma preferisco andare all'estero per non fare il passaggio diretto in Italia".

"Al Chelsea nella seconda parte della stagione ho cominciato a sentire problemi personali, sentendo il richiamo di tornare in Italia. E lo faccio nella squadra più importante d'Italia. Di questo sono onorato e chiedo anche rispetto per la mia scelta professionale".


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Sarri racconta poi di come la Juventus lo ha chiamato. I modi in qui questa chiamata è arrivata è stato un motivo di grande orgoglio.

"Ho avuto una sensazione forte quando la Juventus mi ha chiamato. Non per il momento, ma per la determinazione che ho visto nella Juventus di scegliere me. Mai visto in 30 anni una squadra essere così decisa a prendere un tecnico. Mai visti dei dirigenti così decisi".

"La Juventus ha l'obbligo di partire per vincere in tutte le competizioni. Ma in Europa il ragionamento è diverso dall'Italia. Ci sono altre otto squadre in Champions League che hanno la stessa ambizione e la stessa forza della Juventus, quindi la vittoria non dipende soltanto da una cosa"

Sarri poi risponde inevitabilmente alle domande sul suo presunto 'tradimento' al Napoli e tutto quello che ci può essere di collegato.

"Io non mi sento di essere un traditore, mi sono sempre comportato bene in tutte le squadre. Ho sempre dato il 110% e quindi non so cosa altro io possa fare. In tre anni a Napoli mi svegliavo ogni mattina pensando a come battere la Juventus, che in quel momento era la squadra da battere. Forse ho fatto cose con mezzi e modi anche sbagliati, ma era quello che andava fatto. Si trattava di odio sportivo, com'è giusto che sia. Adesso sono qui".


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L'allenatore della Juventus tocca un argomento fondamentale in casa Juventus. Il motto "Vincere è l'unica cosa che conta".

"Vincere è l'unica cosa che conta? Io non vi posso dire molto sul vincere, perché non ho vinto molto. La cosa che posso dire è che il concetto di divertirsi in campo non è antitetico con quello di vittoria. Nella storia del calcio hanno vinto allenatori con caratteristiche diverse, opposte, tra loro. Io credo che si possa coniugare entusiasmo, gioco e vittoria".

 Maurizio Sarri viene proiettato già alla sfida di campionato al San Paolo contro il Napoli.

"Cosa mi aspetto in Napoli-Juve? Quando uscirò dal San Paolo so che, se mi applaudiranno, sarà una manifestazione d'amore. Se mi fischieranno, sarà una manifestazione d'amore. Uscirò volendo loro bene come prima in entrambi i casi".


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Due aspetti per certi versi importanti del Sarri-allenatore vengono analizzati dal diretto interessato: il combattere i cori razziali ed il 'bisogno' della tuta.

"Cori razziali? Non cambio idea se cambio società. In Italia bisogna smetterla, è una manifestazione di inferiorità così netta rispetto a ciò che si respira in Europa. Non so se metterò la tuta in campo, parlerò con la società. Non abbiamo parlato di questo aspetto, io preferirei non andare in divisa sociale. Sul terreno di gioco mi piacerebbe andare in tuta. L'importante è che a quest'età non mi mandino nudo".

Impossibile non parlare anche del futuro modulo della Juventus, anche se Sarri non si dimostra integralista.

"Bisogna capire quali sono quei 2-3 giocatori che possono fare la differenza. Il modulo è una conseguenza, il 4-3-3 del Chelsea ad esempio è diverso dal 4-3-3 che usavo al Napoli. Giocatori con le qualità di Dybala e Ronaldo possono giocare in qualsiasi ruolo. Quello che può cambiare è il modo di interpretarlo. Prima voglio parlare con i giocatori più talentuosi. Viaggio da Ronaldo? E' possibile, adesso parlerà con Fabio Paratici e ci organizzeremo. Ho chiesto la possibilità di parlare con qualche giocatore, di condividere e di capire".


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Il tecnico della Juventus torna sul rapporto con Aurelio De Laurentiis e poi svela un particolare su Massimiliano Allegri.

"Tutti pensano che io abbia un brutto rapporto con Aurelio De Laurentiis, ma non è così. Io il presidente lo ringrazierò sempre, ha esaudito il sogno che avevo da bambino di allenare il Napoli. Se ho sentito Allegri? Per adesso no, ma ho avuto un periodo bello pieno. Di solito in estate lo sento grazie a degli amici comuni, ma è più un cazzeggio, non parliamo di cose serie (ride ndr)."

Parentesi molto importante, e anche sentimentale per certi versi, su Gonzalo Higuain.

"Con Higuain al momento non ho parlato. Lui è un tesserato della Juve, quando rientrerà avremo modo di parlarci. Gonzalo è un centravanti che, per qualità tecniche, può giocare con chiunque. La mia sensazione è che Gonzalo abbia vissuto male il post Juve. Qundi è normale che, dopo quello che può essere chiamato trauma, ci sia un periodo di sbandamento. Ma dipende da lui, può ancora fare tre anni a grandissimi livelli".

 

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