Kakà compie 38 anni: riviviamo la sua magica carriera

Andrea Gigante
·7 minuto per la lettura

È il 1988, siamo in Brasile, più precisamente a San Paolo. Un ragazzino di neanche 10 anni sta giocando a calcio col proprio fratellino nel giardino di casa. Il piccolo non ne può più di essere continuamente dribblato e umiliato dal fratello, che col pallone sembra fare quello che vuole. Così decide di chiamarlo, implorandolo di passargli la sfera. Il punto è che Rodrigo non sa ancora parlare molto bene, perciò quando prova a pronunciare il nome Ricardo, riesce solo a emettere "Cacà". Ma Ricardo sembra non ascoltare le preghiere di Ricardo, la palla ha tutta la sua attenzione. Il fratello minore decide di sedersi per terra, stremato, ma Cacà continua a correre come un forsennato per tutto il giardino. A un certo punto la madre, insegnante di matematica, invita i figli a rientrare in casa per cenare; Rodrigo la prende come una salvezza, Ricardo come una condanna.

Chissà se Ricardo sapeva che con quel nomignolo si stava legando indissolubilmente al mondo del calcio, se poteva anche solo sognare di poter umiliare Heinze ed Evra all'Old Trafford, di poter vincere la Champions, il Pallone d'Oro e il Mondiale, di giocare nel Milan e nel Real Madrid e di essere considerato uno dei giocatori più forti della sua generazione. Il giovane Cacà modificherà quel nomignolo, sostituendo le C con le K. Il resto è storia.

Nel giorno del suo trentottesimo compleanno, andiamo a ripercorrere la carriera di Kakà, evidenziandone i momenti cruciali.

1. Gli inizi al San Paolo

Kakà con la maglia del San Paolo nel 2001 | Getty Images/Getty Images
Kakà con la maglia del San Paolo nel 2001 | Getty Images/Getty Images

Kakà cresce nel settore giovanile del San Paolo, una delle squadre più forti del paese. Il club carioca sarà decisivo per la carriera del brasiliano, visto che lo faranno lavorare molto sul suo fisico, all'epoca molto gracilino. Pian piano inizia a far vedere tutto il suo talento, ma un incidente sembra poterne comprometterne l'esplosione. Nel 2000, Kakà si rompe una vertebra in seguito a uno scellerato tuffo in piscina. A rischio non c'è solo la sua vita calcistica, ma anche la sua mobilità. Per fortuna, riuscirà a riprendersi da questo infortunio e Kakà crede di essere stato graziato da Dio. Ecco perché dopo ogni gol, deciderà di alzare le dita verso il cielo. Con il Tricolor, disputa 131 partite, in due anni, condendole con 48 gol.

2. Il Mondiale vinto a 20 anni

Mentre solleva la Coppa del 2002 | PEDRO UGARTE/Getty Images
Mentre solleva la Coppa del 2002 | PEDRO UGARTE/Getty Images

Nei primi anni 2000, Kakà è la stella nascente del calcio brasiliano. Per permettergli di fare una prima esperienza internazionale, Felipe Scolari decide di convocarlo per i Mondiali del 2002. Ad appena 20 anni, ha l'opportunità di crescere guardando da vicino campioni del calibro di Rivaldo, Ronaldo e Ronaldinho. Il Brasile vince la Coppa, ma Kakà gioca appena uno spezzone di partita, subendo negli ultimi minuti della sfida contro il Costa Rica.

3. Milan: tra Champions e Pallone d'Oro

Il Pallone d'Oro del 2007 | PIERRE VERDY/Getty Images
Il Pallone d'Oro del 2007 | PIERRE VERDY/Getty Images

Nel 2003, la stella di Kakà è definitivamente esplosa: le big d'Europa sono pronte a fare follie per lui. A spuntarla è il Milan che lo ingaggia versando 8.5 milioni di euro nelle casse del San Paolo. Tra le pretendenti c'era anche la Juventus, ma Luciano Moggi spiega il motivo per cui non la trattativa non si è mai concretizzata:

"Io non l’avrei preso. E’ pericoloso esporre un giocatore con un nome così al pubblico, perché se poi gioca male…”

Arrivato a Milano, il brasiliano viene preso in giro dalla stampa per il look da bravo ragazzo: completo grigio, cravatta rossa e occhiali da vista. Sembra uno studente. Tuttavia, gli basterà poco per far ricredere chiunque dubiti del suo talento.

Nella sua prima esperienza rossonera (alla seconda ci arriviamo), Kakà disputa 193 partite, segnando 70 gol...non male per un centrocampista. In quelle 6 stagioni, la bacheca personale di Ricardo si riempirà con uno scudetto, due Supercoppe UEFA, una Supercoppa italiana, una Champions League e un Mondiale per club.

Nel corso della sua permanenza in rossonero, sono diversi i club che provano a ingaggiarlo. Prima ci prova il City, appena passato nelle mani degli sceicchi, ma il brasiliano sceglie il cuore ai soldi, convinto anche dalla serenata dei tifosi sotto casa sua per convincerlo a restare. Nel 2009, il Milan vive un periodo di crisi finanziaria ed è costretto a cedere per monetizzare; Kakà è la stella della squadra e non vorrebbe partire, ma pur di non essere un peso, sceglie di trasferirsi al Real Madrid per 67 milioni di euro.

4. Il Real Madrid e gli infortuni

La sua presentazione con la maglia del Real | JAVIER SORIANO/Getty Images
La sua presentazione con la maglia del Real | JAVIER SORIANO/Getty Images

Arrivato alla corte di Florentino Perez, Kakà decide di abbandonare il suo numero 22 (giorno del suo compleanno) scegliendo la 8; il motivo risiede nella volontà del brasiliano di restare in un certo senso fedele al Milan.

Quelli in Spagna saranno anni travagliati, in cui il brasiliano soffre di diversi infortuni. Prima su tutti è la pubalgia che, nel 2010, lo costringe a fermarsi ai box molto spesso. L'anno seguente finisce sotto i ferri per curare una lesione al menisco, rimanendo out per 4 mesi.

Con il passare delle stagioni, al Real arrivano sempre più campioni e Kakà finisce pian piano nel dimenticatoio. Nella sua ultima annata con i Blancos, il 2012-13, riesce comunque a totalizzare 27 presenze, condite da 5 gol.

4 anni e 3 trofei (Coppa del Re, campionato e Supercoppa) dopo, Kakà decide di fare ritorno nella squadra che l'ha fatto sempre sentire insostituibile, il Milan.

5. La nuova esperienza al Milan

Il ritorno al Milan e la fascia da capitano | AFP/Getty Images
Il ritorno al Milan e la fascia da capitano | AFP/Getty Images

Nel 2013 Adriano Galliani ingaggia il suo vecchio pupillo a titolo definitivo, facendogli firmare un biennale e concedendogli il ruolo di vicecapitano. Al Milan Kakà ritrova anche l'amata maglia numero 22.

La seconda esperienza in rossonero è però subito ostacolata da una lesione muscolare, rimediata a seguito della sua prima partita. Il brasiliano decide perciò di rinunciare allo stipendio per tutto il tempo in cui sarà indisponibile.

In quell'annata, Kakà si toglierà diverse soddisfazioni personali: diventerà il decimo giocatore della storia rossonera a superare i 100 gol per il Diavolo; riuscirà anche a toccare le 300 presenze con la maglia del Milan nella gara di marzo contro il Chievo; e concluderà la stagione come miglior cannoniere della squadra con 9 gol, alle spalle solo di Balotelli.

In estate, le strade del Milan e di Kakà si separano per la seconda e ultima volta: le parti decidono di sciogliere consensualmente il contratto e il brasiliano lascia l'Europa.

6. Il ritorno in Brasile e gli ultimi anni all'Orlando City

L'ultima maglia vestita da Kakà | Chris McEniry/Overflow Productions, Inc./Getty Images
L'ultima maglia vestita da Kakà | Chris McEniry/Overflow Productions, Inc./Getty Images

Quasi a termine della sua carriera, Kakà sceglie di provare l'esperienza della MLS, firmando un contratto pluriennale con l'Orlando City, una squadra neonata. Tuttavia, nell'attesa dell'inizio del campionato americano, l'ex rossonero chiede di essere ceduto in prestito per mantenersi in forma. Così Kakà torna per 6 mesi nella squadra che lo ha lanciato, il San Paolo.

Nella sua seconda vita con Tricolor, gioca con regolarità, disputando 24 partite e andando a segno 3 volte.

Tornato a Orlando, Kakà viene accolto come una superstar, tant'è che la società decide di nominarlo capitano e dargli la maglia numero 10. La carriera calcistica del brasiliano si chiude col botto: 79 presenze e 26 gol in due anni con la compagine a stelle e strisce.

A dicembre del 2017, Ricardo Kakà annuncia ufficialmente il suo addio al calcio, lasciando orfani i tifosi del suo talento, ma regalando un sogno a tutti ii bambini che in cortile si divertono a dribblare i propri fratelli minori.

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