Kessie: "Non so se ridarei la 19 a Bonucci. Io tifoso e presidente del Milan. Futuro? Prima la Champions"

Antonio Parrotto
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Franck Kessie, centrocampista del Milan, si è raccontato nel corso di un'intervista a Sport Week. Il centrocampista rossonero, uno dei simboli della rinascita milanista, ha parlato della sua esperienza a Milano, della sua leadership, del futuro e del legame con i compagni. Ecco le sue parole.

E' vero che era tifoso del Milan da piccolo?

"Sì, da bambino tifavo Milan e andavo matto per Shevchenko. Il Milan era anche la mia squadra alla Playstation. Era facile tifare per loro: a quei tempi vincevano tutto. Quando ho indossato per la prima volta la maglia rossonera non ci credevo. Pensai che avrei dovuto sudare per quella maglia, perché del Milan io ero anche tifoso. È quello che cerco di fare a ogni partita. Giocare la Champions col Milan sarebbe grandioso".

La leadership?

"Se ho qualcosa da dire a un compagno non lo faccio davanti a tutti perché non so come lui possa reagire. Lo prendo da parte e gli spiego. In partita è più difficile, perciò può capitare che cacci un urlo. Se qualcuno cammina gli faccio: “Dai, corriamo che dobbiamo vincere!”. Nelle rappresentative giovanili della mia nazionale, la Costa d’Avorio, sono sempre stato il capitano. Sono abituato a essere il primo a metterci la faccia, in campo e fuori. Parlo con tutti, a cominciare dai più giovani: Hauge, Daniel Maldini... Anche con quelli della Primavera che ogni tanto si allenano con noi, come Mionic".

Il feeling con Bennacer?

"Parliamo entrambi il francese. Mi succede pure con gli altri di esprimermi nella stessa lingua: solo dopo mi viene in mente che non mi capiscono. Allora mi sforzo di trovare la parola corrispondente in italiano, ma ormai l’avversario è andato... Nello spogliatoio parlano soprattutto i più anziani, Ibra e Kjaer. Loro e il capitano, Romagnoli".

Franck Kessie | Marco Luzzani/Getty Images
Franck Kessie | Marco Luzzani/Getty Images

Calhanoglu?

"Siamo arrivati insieme nella stessa estate di quattro anni fa. Io vado a casa sua, lui viene da me. Ci assomigliamo come carattere. Quando abbiamo il giorno libero stiamo quasi sempre assieme: andavamo al ristorante quando si poteva, a fare shopping al Duomo... Ma frequento anche Bennacer, Meite, Leao, Saelemaekers...".

Leao?

"Gli parlo. Lui ha quasi tutto. È molto forte, ha qualità, dribbling, a volte fa gol. Gli dico di restare concentrato, di mantenere sempre lo stesso livello di attenzione in partita".

Il contratto in scadenza nel 2022?

"Ora sono concentrato sul lavoro che dobbiamo finire e che deve portarci in Champions. A fine stagione parleremo col club".

Il rapporto con Pioli?

"Quando arriva un nuovo allenatore porta le sue idee e ti chiede cose nuove rispetto a prima. È normale che all’inizio fai fatica. Però abbiamo parlato e parlato, io ho lavorato tanto su di me per capire come dargli quello che voleva. E alla fine ci sono riuscito".

Ridarebbe la 19 a Bonucci?

"Lui mi spiegò che era importante, io parlai con Leonardo, con mister Montella, pure con Gattuso, che ancora allenava la Primavera… Bonucci era più grande, aveva più esperienza. Ma oggi non so se lo rifarei".

Cosa manca al Milan per tornare grande?

"Per tornare grande al Milan manca la continuità nei risultati. Le grandi squadre non si accontentano mai, vogliono vincere tutte le partite. Questa deve essere la nostra mentalità. Sappiamo che non è possibile vincere sempre, ma dobbiamo provarci. Ma siamo già una grande squadra".

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