​L’Italia al test Francia: è dura, ma si può andare avanti. Le Azzurre per riscattare le delusioni degli uomini

L’onda, anche se la percepiscono in pochi, è pronta a ingigantirsi e a deflagrare. E, se l’Italia del calcio femminile battesse questa sera la Francia, una delle favorite al successo finale all’Europeo, scattato quattro giorni fa in Inghilterra, sicuramente verrebbe a ricrearsi quel fenomeno di entusiasmo, partecipazione e consenso che accompagnò le azzurre fino ai quarti del Mondiale francese di tre anni fa. FRANCIA - L’esordio è durissimo, sostanzialmente proibitivo. Ma se nel calcio vincessero sempre e solo i favoriti si smetterebbe di giocare. Anche la Spagna è fortissima, ma nell’ultima amichevole prima della partenza per l’Inghilterra, ha pareggiato 1-1 con le azzurre. D’accordo, non era l’Europeo. D’accordo, la Spagna poteva fare altri tre gol, ma, con l’assenza di Alexia Putellas (cui si aggiunge quella di Hermoso) ha problemi in attacco. D’accordo, noi abbiamo mostrato una buona difesa e poca ripartenza. Eppure nel calcio è sempre possibile che i più bravi non vincano. Tuttavia, per fermare la Francia e, soprattutto, per fare un buon Europeo, non dobbiamo affidarci al caso, alla cabala o alla fortuna. Serve giocare come e meglio degli altri. Serve essere squadra. Serve avere consapevolezza della propria forza. Milena Bartolini, nostro commissario tecnico dal 2017, ha portato in Inghilterra quattordici giocatrici che già hanno fatto il Mondiale. Ciò significa avere una squadra strutturata nelle undici e connessa nei singoli. Su ventitré convocate nove sono della Juventus, la società che domina in Italia. L’importante, però, è che le bianconere sono quelle che hanno fatto strada, dunque esperienza, anche in Champions League (quest’anno sono uscite ai quarti di finale dal Lione che poi ha vinto la coppa). CRESCITA - Ben lungi dall’essere un dettaglio, la questione si pone come capitale: se, come credo io, c’è stata una crescita sul piano individuale, la Nazionale attuale è l’invaso adatto per arricchire la mentalità collettiva. In questo senso le ragazze hanno sempre fatto un blocco unico e ciò significa una maturità da grande squadra. Un altro connotato innovativo, rispetto al passato, è la maggiore competitività interna. Se il Mondiale venne effettivamente giocato da una quindicina di ragazze, l’Europeo presenta maggiore vastità di scelta: oggi quasi tutte le convocate possono puntare ad una maglia da titolare. Soprattutto a centrocampo (Caruso, Cernoia, Galli, Giugliano, Rosucci, Simonetti) abbiamo abbondanza e qualità. Ma sarebbe sbagliato pensare all’organico come se i reparti fossero compartimenti stagni. In attacco, per esempio, ci sono Barbara Bonansea e Agnese Bonfantini due esterni in grado di fare al meglio le due fasi. La stessa Cristiana Girelli, il potenziale bomber della Nazionale (anche se il titolo cannonieri, quest’anno, l’ha vinto Daniela Sabatino, sua alter ego in azzurro), scende spesso dietro la linea della palla a rammendare gli spazi. In difesa, ancora assente Cecilia Salvai, campionessa di sfortuna (ha saltato Mondiale e Europei per due diverse rotture dei legamenti), il centro poggia su Sara Gama ed Elena Linari, ma Lenzini è una validissima alternativa. Molto, poi, ci aspettiamo dalle esterne Bartoli e Boattin, capaci di innescare fluidità con corsa e cross. RISCATTO - Anche se partire con il botto sarebbe un modo perentorio per infiammare il tifo azzurro, l’Italia non si gioca certo tutto con la Francia. Nel girone, sempre teoricamente, ci sono due avversarie abbordabili: l’Islanda che le ragazze affronteranno il 14 luglio e il Belgio il 18. Con sei punti si passa di sicuro, dunque se perdiamo dalla Francia, decisiva sarà la sfida con il Belgio. L’attesa è grande e non solo tra gli appassionati di calcio. L’Italia al femminile di certo non può arrivare sul tetto d’Europa come accaduto alla maschile, ma potrebbe farci vivere un’estate di passione come non accadde per i maschi nel 2018 in Russia e come non accadrà in autunno in Qatar, due Mondiali dai quali siamo stati esclusi. In pratica, anche se il paradigma è un po’ rozzo, le donne si incaricheranno di far sognare, pur in tempi diversi, i calciatori maschi rimasti davanti alla televisione. Culturalmente e sociologicamente una rivoluzione. Che, però, solo un grande risultato potrebbe far durare a lungo.

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