La FIA vuole la sosta estiva ad aprile, c'è chi è contrario

Franco Nugnes
motorsport.com

La Scuderia è tornata in Italia dopo la mancata disputa del GP d’Australia. Il Reparto Corse è chiuso fino al 25 marzo e chi può lavora da casa grazie allo smart working.

Molti esponenti del Cavallino hanno deciso di mettersi in autoisolamento per evitare il contatto con le proprie famiglie e preservarle dal rischio di una contaminazione da Coronavirus.

Ogni squadra di F1 ha preso i suoi diversi provvedimenti: Andreas Seidl, team principal della McLaren, ha deciso di restare a Melbourne in solidarietà con il tecnico che è risultato positivo al COVID-19 e gli altri 18 membri che sono stati messi precauzionalmente in quarantana perché certamente a contatto con il collega infetto.

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L’Alfa Romeo ha scelto di tenere chiusa la factory di Hinwil mettendo in quarantena tutto il personale di pista, mentre le autorità australiane non hanno concesso l’imbarco sui voli di ritorno alle persone che nell’andata erano sullo stesso aereo del tecnico McLaren.

Nessuno ne ha parlato, ma sono diversi i rappresentanti delle varie squadre di F1 che non sono riuscite a far tornare a casa i loro dipendenti. Come si può ben capire, la situazione è molto complessa e porta verso uno stop totale dell’attività nel Circus per le prossime settimane.

La FIA sta valutando lo shut down, vale a dire l’obbligatoria chiusura dei reparti corse, nelle prime due settimane di aprile, anticipandole dalle vacanze estive di agosto.

Se da un punto di vista imprenditoriale può avere senso rivedere i termini di un calendario 2020 che non si sa quando effettivamente potrà partire (si dice il 7 giugno da Baku) e quanti GP potrà disputare, la “chiusura” di aprile sarebbe in realtà molto opportunistica perché non si può certo contrabbandare una fase di decontaminazione come l’“io resto a casa” con un periodo di ferie imposto.

Anche perché è allo studio un calendario che potrebbe prevedere la disputa di 13 gare in 17 settimane, per cercare di recuperare il maggior numero di GP possibili. Una girandola pazzesca di viaggi che farebbe impallidire i quattro GP di fila del 2018.

La FOM tutela i suoi interessi, ma i team dovrebbero tutelare di più il proprio personale.

Qualcuno non ci avrà fatto caso, ma in meno di una settimana c’è chi del paddock è andato e tornato dall’Australia. Una toccata e fuga per la trasferta più lunga e onerosa della stagione nella quale ha fatto in tempo a contrarre il COVID-19.

Il Coronavirus sta rivoluzionando il mondo e il modo di vivere di ciascuno di noi: è possibile che la F1 debba cercare di trarre il massimo profitto anche in una situazione che attualmente è fuori controllo?

Vedremo quando dalle parole si passerà ai fatti, ma per la prima volta nel Circus c’è un passa parola fra i meccanici dei team per legarsi in una sorta di “sindacato” che salvaguardi le parti più deboli delle squadre.

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