La Flop 5 dei peggiori calciatori del ritorno dei quarti di finale di Champions League

Davide Martini
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In un quarto di finale di Champions League i dettagli possono fare la differenza e un minimo errore diventare esiziale. Lo sanno bene le ultime italiane che si sono spinte fino a questo livello in edizioni differenti, nell'ordine Juventus, Roma e Atalanta, così come i protagonisti delle incertissime gare di ritorno dei quarti 2020-2021. Tra i peggiori degli ultimi atti che hanno preceduto le semifinali ci sono infatti diversi attori "non protagonisti", o meglio protagonsiti in negativo, già nelle partite di andata. Certo, giocare dopo sei giorni non ha neppure aiutato per dimenticare i misfatti, ma a questi livelli resettare è tutto e conta di più anche della tecnica individuale...

1. Mohamed Salah (Liverpool)

Isco e Mohamed Salah | Shaun Botterill/Getty Images
Isco e Mohamed Salah | Shaun Botterill/Getty Images

Il simbolo della malinconica annata dei Reds, costretti ora a lottare punto a punto con avversarie sulla carta meno blasonate per un posto nella prossima Champions League. Il Real non gli porta bene ripensando alle lacrime della finale 2018 a Kiev, ma questa volta a piangere sono i tifosi e Klopp nel vedere l’incredibile errore davanti a Courtois con il quale l’egiziano orienta la serata graziando il Real da una notte di sofferenza. Per una volta sembra tornato il giocatore impacciato sottoporta dei tempi di Roma perché non si riprenderà neppure nel resto della partita, ripetendosi anzi sul finire del primo tempo con un altro gol divorato, seppur meno clamoroso. Sarà questo l’episodio che lo farà sparire definitivamente dalla partita, trasformando la ripresa in un’agonia per tutta la squadra.

2. Kai Havertz (Chelsea)

Kai Havertz contro il Porto | Fran Santiago/Getty Images
Kai Havertz contro il Porto | Fran Santiago/Getty Images

Tuchel, come in precedenza Lampard, continua a cambiare in attacco, dove proprio a causa di un rendimento generalmente deludente non sembrano esserci titolari. Di sicuro la coppia tedesca completata da Timo Werner continua a deludere e neppure la sintonia linguistica con il nuovo allenatore pare aver portato miglioramenti significativi. In gara 2 contro il Porto l’ex ha l’attacco sulle spalle, ma bissa la grigia prestazione dell’andata rispetto alla quale pare solo lievemente più combattivo. Per il resto, al pari dell’ugualmente deludente Pulisic, tante corse a vuoto, senza mai riuscire a far respirare la squadra e neppure a rendersi pericoloso dalle parti di Marchesin.

3. Emre Can (Borussia Dortmund)

La delusione di Emre Can | Pool/Getty Images
La delusione di Emre Can | Pool/Getty Images

Repetita non iuvant. L’ex juventino completa la settimana da incubo con un’altra prestazione da incubo anche nella gara di ritorno. Dopo la sanguinosa palla persa su De Bruyne all’Etihad, è ancora più grave l’ingenuità che causa il rigore che di fatto chiude la serata, non cancellando la buona prestazione della squadra, ma ponendo fine quantomeno al sogno di prolungare la partita ai supplementari. L’errore fatale è quello che lo porta a saltare fuori tempo sull’innocuo cross di Zinchenko: di conseguenza è goffo il colpo di testa e spontaneo, per il riflesso, il tocco con la mano. Le proteste sono figlie dell’inevitabile disperazione.

4. Sergio Oliveira (Porto)

Sergio Oliveira | Fran Santiago/Getty Images
Sergio Oliveira | Fran Santiago/Getty Images

Era il grande assente all’andata insieme a Taremi, retaggio della battaglia del ritorno degli ottavi contro la Juventus, ma il suo ritorno non giova alla squadra. Conceiçao si aspettava tanto dalla sua esperienza, che invece non lascia tracce al pari delle sue giocate di classe, praticamente inesistenti e cancellate dalla guardia fisica montata da Kanté e da quella tattica di Jorginho. Non trova mai la posizione per incidere e non riesce neppure a crescere alla distanza.

5. Mitchel Bakker (Paris Saint-Germain)

Mitchel Bakker contro il Bayern Monaco | CHRISTOF STACHE/Getty Images
Mitchel Bakker contro il Bayern Monaco | CHRISTOF STACHE/Getty Images

Alla sua prima stagione nel grande calcio il difensore prodotto del vivaio dell’Ajax si trova catapultato alla mensa con i più grandi del pianeta, complici le tante assenze nella rosa dei parigini. I mezzi fisici ci sono, le potenzialità pure, l’esperienza per forza di cose no e il resto lo fa l’ingresso in campo a freddo al posto del più esperto Diallo, peraltro più volte in difficoltà al cospetto di Sané. L’olandese affonderà proprio, vivendo una mezzora da incubo: saltato sistematicamente, sbaglia praticamente sempre il tempo degli interventi, ma ci mette il cuore e riesce a stoppare più o meno fortunosamente un paio di azioni pericolose.

6. Allenatore: Jürgen Klopp (Liverpool)

Jurgen Klopp e Casemiro | Shaun Botterill/Getty Images
Jurgen Klopp e Casemiro | Shaun Botterill/Getty Images

Tre anni dopo Kiev gli resterà il rimpianto legato a Salah: dall'infortunio che tolse di mezzo l'egiziano dopo pochi minuti della finale, al gol clamorosamente mangiato in avvio nel quarto di ritorno in quello che sarebbe stato l'unico passaggio a vuoto della difesa del Real in tutta la partita. Certo, in quasi 36 mesi sono cambiate tante cose, a parte... il Liverpool stesso, drammaticamente uguale a sé stesso e per questo troppo prevedibile. Zidane impiega poco per chiudere tutti i rifornimenti ai Reds, costretti a vivere una serata all'insegna della totale impotenza. Non si vive di soli spazi aperti e se il migliore in campo risulta Milner c'è da chiedersi qualcosa sul proseguimento del ciclo vincente...

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