La forza propulsiva della rabbia: il sottile confine tra rancore e rivalsa

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Dopo il temporale, appena il cielo comincia a schiarirsi, arriva la quiete che consente di riordinare i pensieri e di rimettere ordine: le parole di Rocco Commisso sono state davvero tuoni e fulmini, generando sensazioni e tensioni già vissute a Firenze in passato, e la crociata contro la “casta” dei giornalisti (contro quelli che a dire del patron sono stati falsi e tendenziosi) ha catturato qualche simpatia in città, come ad assecondare l'intento di scoprire un nemico comune, una stampa avversa e ostica pronta a sabotare, a tarpare le ali di un progetto.

La dirigenza viola | Gabriele Maltinti/Getty Images
La dirigenza viola | Gabriele Maltinti/Getty Images

Una vera resa dei conti, con tanto di nomi e cognomi, che non dovrà però scivolare in un'insofferenza a priori nei confronti delle critiche: le porte del Franchi un giorno si apriranno e Firenze, al di là della passione incontenibile e incondizionata per la maglia, sa essere un'interlocutrice ostica, sottile nelle sue critiche, pronta a sobbalzare se punta nell'orgoglio. Una situazione già vissuta coi Della Valle: nei momenti più critici, coi risultati più deludenti, le schermaglie con la proprietà riemergevano con regolarità. E quando i tifosi torneranno a a far sentire la loro voce, anche con la nota e pungente ironia, non dovrà esserci spazio per il muro contro muro, per il braccio di ferro tra chi mette i soldi e chi mette la passione: la “guerra” coi media può lasciare qualche vittima, far nascere qualche mal di pancia, ma non intacca il futuro come, al contrario, accadrebbe con le tensioni tra club e tifosi.

Esiste poi un lato incoraggiante, per assurdo, in tutto questo polverone: se la rabbia genera desiderio di rivalsa, e non distacco e scoramento come al tempo dei Della Valle, può diventare il viatico per costruire, per reagire anche “alla faccia delle critiche “. La partita si gioca su un filo sottile, su un equilibrio traballante ma decisivo: da un lato la possibilità di un blocco comune tra proprietà e città, anche col fantasma di una stampa nemica, dall'altra parte il rischio minaccioso di un conflitto strisciante tra chi investe da un lato e chi tifa dall'altro, con tutte le derive intuibili in una piazza così orgogliosa e gelosa della propria storia (sportiva e non).

Il tifo al Franchi | Gabriele Maltinti/Getty Images
Il tifo al Franchi | Gabriele Maltinti/Getty Images

Se l'amarezza di Commisso, la rabbia per essere stato toccato nel vivo e in aspetti vissuti come inattaccabili, dovesse tradursi in un'ulteriore accelerazione, con la voglia di crescere anche a breve termine, anche qualche malumore nell'ambiente sarebbe un prezzo onesto da pagare e, probabilmente, neanche troppo doloroso rispetto a scenari rosei dal punto di vista sportivo (campagna acquisti in linea con le esigenze del nuovo tecnico) e societario (centro sportivo all'avanguardia e distensione sul fronte stadio). Anche la rabbia, in fondo, potrebbe avere una sua bella forza propulsiva.

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