La luce di Giroud evidenzia la discontinuità di Origi: ora al Milan serve di più

E' sempre il Milan dello scudetto. L'ultima notte magica di Champions, che ha riconsegnato al Diavolo gli ottavi di finale dopo nove anni di assenza, è stata ancora una volta la notte del vecchio gruppo. Da Theo a Bennacer, da Leao a Giroud: gli eroi del 19° titolo sono gli stessi a trascinare i rossoneri nelle gare più complicate, mentre l'apporto dei nuovi fatica a notarsi. E proprio l'exploit di Giroud ha evidenziato i due volti dell'attacco milanista: efficace e costante con il francese, un'incognita con Divock Origi.

IN CERCA DI CONTINUITA' - Un avvio di stagione complicato per il belga, rallentato da problemi fisici portati dietro da Liverpool, ma anche dopo aver smaltito quei guai il rendimento è stato a due facce. Tanto brillante contro il Monza, contro cui ha trovato primo gol e primo assist con il Milan, quanto rovinoso nella disfatta di Torino, partita chiusa senza conclusioni in porta e tanti palloni persi. Eccessi all'opposto che in questo momento non servono al Diavolo, che ha puntato su Origi per avere un'alternativa affidabile a Giroud in attesa anche del pieno recupero di Ibrahimovic. Ai rossoneri serve continuità, quella che il classe '95 non è riuscito ad avere negli ultimi anni in Inghilterra e che sta gradualmente cercando di recuperare in Italia. Un processo che passa anche dalle scelte di Pioli che, al netto della panchina riservata all'attaccante contro il Salisburgo, sta cercando di gestire il suo minutaggio per favorire il percorso. Ecco perché con lo Spezia può arrivare un'altra occasione anche dal 1', considerando il turno infrasettimanale della prossima settimana che chiama a una gestione oculata delle forze. Serve un passo avanti, uno step in più: basta alti e bassi, il Milan ora chiede a Origi di diventare una risorsa affidabile con continuità.