La morte di un bracciante ha portato allo scoperto un caso di caporalato e truffe

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AGI - Un caso di caporalato è emerso durante le indagini sulla morte di uno straniero portato al pronto soccorso dell'Umberto I di Enna, privo di vita. A portarlo in ospedale era stato un imprenditore agricolo che aveva spiegato che era stato colto da malore durante la raccolta delle mandorle. L'imprenditore aveva sostenuto che si trattava di un suo amico che doveva aiutarlo, ma è caduto in contraddizione e non ha saputo fornire né le generalità esatte, né il luogo di residenza.

Nel frattempo erano stati chiamati alcuni congiunti dell'operaio deceduto, che avevano spiegato che era andato a lavorare come bracciante agricolo, insieme ad altri connazionali. Le indagini subito avviate hanno permesso di accertare che l'agricoltore aveva ingaggiato alcuni stranieri per la raccolta delle mandorle con un accordo di nove ore al giorno di lavoro e una retribuzione di 5 euro l'ora.

La procura di Enna ha disposto l'autopsia sul corpo del bracciante deceduto e si attendono i risultati per stabilire se la morte e l'attività lavorativa che stava svolgendo siano in relazione. È emerso che non erano stati sottoscritti contratti, né denunciata l'attività lavorativa e che i braccianti lavoravano senza dispositivi anti Covid.

La Squadra mobile di Enna è risalita anche al 'caporale', un connazionale degli extracomunitari, che aveva fatto da intermediario tra l'imprenditore e gli stranieri. È stato accertato che i 5 lavoratori, erano percettori di reddito di cittadinanza ma non hanno segnalato all'Inps l'attività di lavoro.

Inoltre, l'imprenditore di Enna, l'intermediario e cinque cittadini extracomunitari che percepivano il reddito di cittadinanza, ma lavoravano in nero, sono stati denunciati dalla polizia per reati che vanno dalla truffa all'impiego di manodopera in nero.