La penthouse di Wycliffe Grousbeck, patron dei Boston Celtics

Di Elena Luraghi
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Photo credit: Gianni Franchellucci
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From Marie Claire

Nella foto, sequenza di sedute per la sala di rappresentanza. A sinistra, divano scelto da Modshop; di fronte, sofà design Todd Merrill Studio; sul fondo, Turin Chairs, Julian Chichester; coffee table bespoke in marmo, del brand Lazur. Lampadari in cristallo di rocca della collezione Prometheus, firmata da Christopher Boots.




Contesto classico attualizzato da colpi di scena cromatici e arte astratta, nel concept della nota designer Lucinda Loya




Massima libertà espressiva e una sola richiesta esplicita da parte dei committenti: scaldare gli spazi con tonalità morbide, in contrapposizione al clima rigido del Massachusetts. Un assegno in bianco per Lucinda Loya, l'osannata star dell'interior design d'oltreoceano, incaricata di personalizzare questo appartamento bostoniano della blasonata coppia Wycliffe Grousbeck ed Emilia Fazzalari: lui comproprietario della squadra di basket Boston Celtics (militante in NBA), lei giovane imprenditrice. «Avendo già lavorato per loro, partivo da un rapporto di fiducia consolidato», confida la creativa.

Photo credit: Gianni Franchellucci
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La penthouse di oltre trecento metri quadrati occupa un intero piano di un palazzo d'epoca a Beacon Hill, cuore della metropoli denso di storia, testimoniata dalle facciate rosso mattone delle architetture ottocentesche e dai vicoli illuminati da suggestivi lampioni a gas. All'interno le finiture classicheggianti – a firma Chevron Partners, società artefice sia del restauro dell'edificio sia del layout – sono ravvivate da tocchi di stampo contemporaneo. Ne è un esempio la laccatura cognac a effetto tridimensionale sul soffitto della sala da pranzo, «di gradevole matericità, ma anche funzionale per segnare idealmente il passaggio dai due lati opposti del locale verso i living: l'uno di rappresentanza, l'altro più intimo e riservato alla famiglia, comunicante con la cucina». Il vivace elemento pittorico esalta lo chandelier di Mathieu Lehanneur – spettacolare scultura luminosa che si specchia nel prezioso tavolo in vetro églomisé – e sdrammatizza la rigorosa eleganza di stucchi e modanature. Sui pavimenti in rovere, divani e coffee table dalle fogge geometriche sono accostati a poltroncine in pelliccia o tessuti zafferano, tinta prediletta del padrone di casa. Pressoché assente la serialità, trionfa un'attitudine autoriale. Molti gli arredi concepiti da Lucinda Loya Interiors (tra cui le sedie in microfibra nel dining in due sfumature di grigio e le testiere in velluto nelle tre camere da letto), accostati a complementi ricercati nei migliori showroom internazionali: pezzi eterogenei, che sotto l'abile regia della decoratrice compongono un unico affresco armonioso.

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Photo credit: Gianni Franchellucci
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I tappeti, onnipresenti, sfoggiano disegni di grandi dimensioni e colori complici del relax, in una gamma dall'azzurro al crema, mentre le opere – selezionate dal team texano Weingarten Art Group – hanno ispirato a Lucinda autentici colpi di scena. Così l'installazione dorata di Ibrahim Ahmed è stata ambientata sotto la cappa dell'area kitchen, in un dialogo di trame con i top marmorei; una delle iconiche Marilyn Monroe di Andy Warhol irrompe nel pacato salotto borghese e nello stesso locale la nicchia del pianoforte è ornata da una scultura murale astratta black & white dell'artista multimediale Esther Stocker.

Photo credit: Gianni Franchellucci
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