La prima surfista iraniana della storia sfida gli stereotipi

Shahla Yasini (foto: Shahla Yasini/Twitter)
Shahla Yasini (foto: Shahla Yasini/Twitter)

Il surf è già uno sport ribelle per i fatti suoi, nonostante dal 2020 sarà a tutti gli effetti una disciplina olimpica – con regole, classifiche e qualche rigidità in più a cui sottostare.

Ma se arrivi da un paese ‘ristretto’ di vedute, soprattutto su alcuni diritti delle donne, sei donna e vuoi fare surf, allora ecco preparata la ricetta della ribellione perfetta. Shahla Yasini è il nome della donna, che è a tutti gli effetti la prima surfista iraniana della storia.

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Arriva da Ramin, piccolo villaggio nell’estremo sud del Baluchestan iraniano, situato sulla costa a poche miglia dalla città di Chabahar; un luogo che non offre molto ai suo abitanti, donne e uomini che siano. La mancanza di diritti per le donne però è palese, ma Shahla non ci ha dato peso e ha scelto il surf, grazie al mare di cui è provvista la sua zona e all’esempio dell’irlandese Easkey Britton, che le ha insegnato a surfare.

Shahla oggi ha 27 anni e insegna surf, con il sogno di gareggiare. Ha pure una scuola: “abbiamo creato questa scuola, ora gestita dal governo, e fin da subito abbiamo conosciuto molte donne entusiaste di questo sport. Certo, per le ragazze ci sono certamente alcune limitazioni rispetto agli uomini, ma questo non ha fermato la loro passione“.

Una delle limitazioni è l’abbigliamento usato per surfare, con l’hijab obbligatorio che non è certo un peso leggero quando si entra in acqua. Nonostante questo, c’è ottimismo: “Grazie a questo sport in pochi anni ho visto molte trasformazioni nella provincia del Baluchistan. E questo mi fa sperare che il futuro sarà ancora migliore“.

Può davvero ben sperare? Sì, decisamente. Il surf è uno dei primi sport al mondo nel quale la paga tra maschi e femmine è diventata identica, a livello di montepremi nei tornei, si intende. Per Shahla non si tratta ancora di paga, perché per lei il problema da risolvere è più grande: sconfiggere un’intera scuola di pensiero che porta molti concittadini a vedere le donne come non adatte a fare determinate azioni e a sognare certi lavori. Sarà un’opera difficile da compiere, ma tutti devono conoscerla: così la voce potrà propagarsi un po’ di più.

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