"La protesta di piazza non si fermerà". Colloquio con Catello Maresca

Luciana Matarese
·Giornalista
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Napoli protesta ANSA/CESARE ABBATE (Photo: ANSA)
Napoli protesta ANSA/CESARE ABBATE (Photo: ANSA)

L’emergenza sanitaria diffusa, il virus che corre sempre più forte, le restrizioni varate dal Governo per frenarne l’avanzata. Nel Paese c’è un clima “di esasperazione e malanimo”, l’onda del dissenso contro le decisioni del Governo e dei Governatori regionali, già montata a Napoli e a Catania, e poi a Milano e in altre città, gonfierà altre piazze. “Non credo che la protesta si fermerà qui, gli indicatori ci fanno pensare che sarà lunga e aspra”, dice ad HuffPost il magistrato Catello Maresca.

Commentatori e analisti hanno visto dietro i disordini che hanno agitato alcune delle manifestazioni a Napoli e a Roma la lunga mano della criminalità, domenica il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ammonito: “Attenti alle infiltrazioni. Oggi il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, a proposito degli scontri che hanno segnato le proteste di Napoli, ha fatto riferimento a “una serie di indizi dimostrativi di una partecipazione criminale camorrista, ma anche probabilmente di quelle formazioni estremiste che in questo momento tendono all’eversione, al sovvertimento dei valori dello Stato”.

Maresca, già pm anticamorra e oggi sostituto procuratore generale a Napoli, che vive sotto scorta dal 2008 e nel 2011 ha diretto le operazioni che hanno portato all’arresto del boss dei Casalesi Michele Zagaria, allarga lo sguardo.

“Già prima delle proteste di questi ultimi giorni avevo scritto dello stato di esasperazione e malanimo che c’è in giro - fa notare - Basta parlare con la gente per cogliere linsoddisfazione generalizzata, più o meno motivata secondo me, ma piuttosto evidente e derivante dal modo con cui viene gestita lemergenza. Manca chiarezza, le Istituzioni prendono decisioni la cui logica sembra sfuggire ai più, per cui il povero cittadino che sta in mezzo non capisce se vale più un Dpcm del Governo o unordinanza della Regione. La confusione mista a delusione sfocia in questa comprensibile e legittima voglia di manifestare il proprio dissenso. Altra cosa, ovviamente, sono le modalità con cui tale dissenso è stato manifestato, a Napoli a e a Catania per esempio, dove si sono verificate scene che temo potranno ripetersi altrove”. Violenza da condannare “sempre - tiene a precisare il magistrato - ma che queste manifestazioni possano essere sfruttate da frange estremiste, in alcuni casi di destra o di sinistra o da criminali che utilizzano queste occasioni per ritagliarsi visibilità è una conseguenza da mettere in conto”.

Un fatto noto, com’è noto che le mafie utilizzano le crisi - l’emergenza Covid non fa eccezione - come opportunità per radicarsi sempre di più e far crescere traffici e fatturati.

La criminalità organizzata, forte finanziariamente, si sta adoperando per sfruttare anche questa emergenza investendo in ristoranti, alberghi, mascherine - va avanti Maresca - quella stracciona di quartiere ha la tendenza a sovrapporsi a queste manifestazioni di piazza, un pocome avviene allo stadio dove non si scontrano tifosi ma criminali che si infiltrano approfittando della confusione”.

Per il magistrato napoletano destinata a continuare. “Non credo che la protesta si fermerà qui, gli indicatori ci fanno pensare che sarà una protesta lunga e aspra. C’è un problema di ordine pubblico come si è capito dagli episodi di Napoli, che va considerata un termometro dello stato di agitazione che c’è nel Paese. Di piazze arrabbiate, di manifestazioni di persone che vogliono dire la loro e capire ne vedremo tante altre. Tanti imprenditori, ma anche semplici cittadini - puntualizza - si chiedono ad esempio, perché i soldi annunciati non sono arrivati o non sono stati impiegati”.

La risposta va cercata tenendo ben presente cosa è accaduto nelle piazze, considerando le infiltrazioni criminali, ma anche guardando altrove, suggerisce Maresca. Dice il magistrato: “Pur condannando sempre e comunque le violenze, non dobbiamo mascherare il problema cercando qualcuno che c’è dietro queste manifestazioni. Ecco, non credo che ci sia qualcuno dietro, credo che la criminalità, più o meno organizzata, si sia infiltrata nel mezzo. Da questa situazione, nella quale ci siamo trovati per colpa di tutti e di nessuno, dobbiamo uscire insieme. Servono equilibrio, competenza, professionalità e chiarezza. Anchio, da tecnico del diritto, ho difficoltà a capire la ragione di certi provvedimenti. Non si può dire solo Chiudiamo perché sale la curva dei contagi”, è necessario individuare modalità per contemperare gli interessi”. Lo sguardo è rivolto alle Istituzioni: Governo, Regioni, amministratori.

Dicessero: Avremmo potuto fare di più, non ci siamo riusciti. In situazioni così gravi come la catastrofe sanitaria con cui ci troviamo a fare i conti, ammettere le proprie responsabilità non è una colpa - spiega Maresca - C’è un problema di sistema, bloccato dalla troppa parcellizzazione tra i vari comparti. Serviva e serve un coordinamento forte con poteri realmente straordinari. Purtroppo siamo venuti meno nella chiarezza e nella decisione. Parlare chiaro, spiegare le scelte potrebbe creare quello spirito di unità nazionale che serve per combattere il nemico comune”.

Come fare? Per il magistrato anticamorra “oggi è necessario alimentare uno spirito di comunità” e “invece si ha la sensazione che si voglia andare a colpire alcune categorie, penso per esempio ai ristoratori. Senza farsi maestro, anche in questo caso bisognava essere chiari, chiudere e dare garanzie di supporti certi, invece di intervenire con misure assistenziali fini a loro stesse, che finiscono con lo scontentare tutti e alimentare il malcontento e la confusione, che ovviamente - conclude Maresca - alimentano lhumus in cui prolifera la criminalità, quella organizzata e strutturata economicamente e quella stracciona, dei ragazzotti che vogliono dare la scalata al sistema”

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.