La sentenza di Vieri: "Io e Ronaldo i 2 più forti che l'Inter abbia mai avuto"

Christian Vieri, intervistato da 'Sky Sport' per 'I Signori del Calcio', ha riavvolto il nastro del tempo raccontando i suoi anni all'Inter, che hanno rappresentato il picco della sua carriera calcistica fra momenti positivi e negativi.

"All'Inter sono stati sei anni molto intensi, - ha detto l'ex centravanti - perché dovevamo vincere e non eravamo attrezzati per farlo. Juve e Milan erano più forti di noi, però era da tanto che l'Inter non vinceva, quindi c'era tanta pressione su di noi da parte di tutto l'ambiente e a volte facevo fatica".

"Io e Ronaldo? Peccato che non abbiamo giocato molto insieme e che ci siamo fatti male. Ci facevamo male una volta lui, una volta io; una volta lui, una volta io. - ha ricordato l'ex nerazzurro - Non abbiamo mai giocato 20-30 partite insieme. Però eravamo la coppia dei sogni, perfetti".

"Io l'avevo detto al Presidente: 'Non cederlo, non cederlo. Ha vinto il Mondiale e lo cedi ora? Lo stiamo aspettando e lo cedi ora? E io che faccio qua?'. - ha proseguito Vieri - Però era o lui o Cuper, no? Quello che eravamo io e Ronaldo all'Inter rimane e rimarrà per sempre. Cioè, i due più forti che l'Inter abbia mai avuto, non ci sono tanti giri di parole". 

Ronaldo Inter 23101999

Diversi i momenti difficili, come lo Scudetto perso il 5 maggio 2002. "Abbiamo perso uno Scudetto da soli, il 5 maggio, ed è stato molto pesante - ha ammesso l'ex bomber - Secondo me se avessimo vinto lì, sarebbe cambiato tutto. E invece Ronaldo è andato via, Cuper dopo 4 mesi è andato via, tanti giocatori sono andati via. Eravamo sempre a cambiare, secondo me cambiavamo troppo. Non eravamo mai 'stabili' e secondo me per vincere ci devono essere una società e una squadra stabili, non puoi cambiare sempre".

"Io sono contento perché ho dato tutto quello che avevo. - ha tenuto a precisare Vieri - Quando giocavamo, c'erano sempre 70-80 mila persone, lo stadio era sempre strapieno, era perfetto, tutto bello, quindi c'era in teoria tutto per vincere, no?". 

Uno degli aspetti più difficili per l'attaccante è stata la vicenda dei pedinamenti e delle intercettazioni predisposte ai suoi danni. "Non ce n'era proprio motivo: tutti sapevano cosa facevo, tutti sapevano quanto mi allenavo. - ha affermato Vieri - Che facevo? Non facevo niente. Tutti dicevano che Vieri usciva la sera. Solo la domenica uscivo, come tutti. Quindi non c'era nessuna cosa per far sì che mi dovessero intercettare o pedinare, non c'era un perché".

"Poi ho fatto quasi un goal a partita, - ha evidenziato l'ex bomber dell'Inter - quindi che motivo c'era? Quella parentesi purtroppo fa parte della mia vita nell'Inter, però io guardo alla parte di quei sei anni in cui ho giocato, i compagni, i goal, anche le sconfitte. Tutto quanto è sempre e comunque bello, perché giocare titolare nell'Inter è sempre una cosa importante".

Massimo Moratti FC Internazionale Milano v SSC Napoli - Serie A 01062011

Il tempo trascorso ha portato Vieri a non avere più alcun risentimento verso il suo ex presidente: "Con il tempo tutto passa? Ma sì, ormai non ci penso più. - ha rivelato l'ex bomber - Ė​ successo e se mi chiedete il perché, non ne ho idea. Se ho perdonato il Presidente Moratti? Ma sì, è stato il mio Presidente per sei anni, mi ha comprato a 90 miliardi, mi ha fatto dei contratti alti e gli sarò sempre riconoscente per questo".

"Poi, per il resto, è andata come è andata. Cosa posso fare? - ha concluso Vieri - Quando è venuta fuori la cosa, avrebbe dovuto quantomeno chiamarmi (Moratti, ndr) per dirmi: 'Vieni da me, ho fatto questo, questo e quest'altro, mi dispiace'. Io avrei fatto cosi', io se sbaglio chiedo scusa, pero' non l'ha fatto e va bene così, non c'è problema. Ho fatto 132 gol e gli ho fatto vendere tante magliette col numero 32. Quindi ho la coscienza a posto".

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