La storia d'amore fra Enzo Mari e Lea Vergine è un calendario perpetuo d'altri tempi

Di Alessia Musillo
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Photo credit: Giuseppe Varchetta
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Se potessi paragonare una mostra di Enzo Mari al matrimonio con Lea Vergine, sceglierei Falce e Martello: retrò come gli Anni Settanta, immortale come un Timor, viva come la sua seconda edizione 2020. Gli opposti che si attraggono: la critica e l'autoprogettazione certosina. Enzo Mari e Lea Vergine hanno parlato per tutta la vita il linguaggio più nobile che conosciamo, quello dell'arte. Lei, pioniera e osservatrice della creatività; lui, maestro del design italiano. Identità forti, linguaggi differenti ma 54 anni insieme: "Siamo agli antipodi e la nostra storia ha funzionato in modo misterioso" raccontava Lea. "É stata una sfida e un conflitto continuo, anche se - è vero - sulle questioni importanti ci troviamo d’accordo". Lui amava il supermercato, lei i mercati rionali. Insieme, lo shopping si faceva da Mimma Gini, Lisa Corti e Fabiana Bassani in via Cesare Correnti a Milano. L'appuntamento davanti al fornello acceso, per la cena - e a unirli un piatto di pasta: "Lui fa l’assistente, lava, taglia, asciuga. Io so, quando me lo dicono, di scrivere bene, ma quando si complimentano per la mia pasta sono molto più felice" ricordava Lea nel 2012.

Al crepuscolo degli Anni Sessanta, lei viveva a Napoli ospite di Giulio Carlo Argan (critico d'arte, intellettuale, primo sindaco non democristiano della Roma repubblicana). Nella città patenopea conobbe Enzo - e non fu colpo di fulmine. "Lavorammo per un anno a Linea Struttura, una nuova rivista d’avanguardia. Venne bene, ma i giovani si sentivano profeti e noi eravamo rigidissimi. Così ne uscì un numero solo" dichiarava Lea Vergine nel 2012. Era il 1966 quando capirono che quella passione che chiamavano arte era diventata una passione da chiamare amore. "L’incontenibile mistero delle coppie", ha detto lei "Avevamo entrambi altri matrimoni contratti quasi da bambini. E con scandalo generale dopo cinque o sei mesi andammo a vivere insieme".

Direzione Milano, via dei Bossi, le calde stanze di una casa umilissima alle spalle del Teatro alla Scala. L'amore o le capacità economiche? Come sognatori, sceglieremmo insieme a loro, l'amore. "Quando pagavamo l’affitto ci guardavano come due delinquenti. Tutto rimosso e sublimato dalla passione, tranne i due indimenticabili portinai che friggevano tutto il giorno cibi dagli odori nauseabondi». Poi lo scandalo: Lea Vergine ed Enzo Mari sono concubini. A denunciarli, proprio i due portinai di via dei Bossi "Friggevano salsiccette a tutte le ore e mio marito, quando usciva da quel benedetto portoncino, si lamentava. Cioè si lamentava, li prendeva a male parole... E loro si sono vendicati" dichiarava lei - ma lo diceva anche la Milano delle chiacchiere, lo diceva anche la legge. "Ci vennero a prendere alle 5 del mattino come due pericolosi ricercati: eravamo stati denunciati per concubinaggio. Era il ’67 o il ’68 e non c’era ancora il divorzio". Passarono tre anni e si trasferirono a Magenta. "Quando decidemmo di avere nostra figlia, Meta, non per sete di legalità, di cui eravamo satolli, ma per evitarle inconvenienti burocratici, ci risposammo nel ’78 a Milano". Testimone d'eccezione: Gillo Dorfles, alle prese con una coppia talmente felice che non riusciva a smettere di ridere: "Ci fecero uscire dall'aula tre volte prima di procedere (all'unione, ndr)".

Una volta sposati, iniziarono a sperimentare il linguaggio di chi non sa parlarsi in silenzio. Lui criptico e burbero, lei romantica e più aperta. Dall'amore all'arte, erano frenetici i duelli a colpi di turpiloqui d'invettiva anestetizzante. Eppure, legati: "Non è che me la posso prendere con lui. È privo di malizia, è come un bambino o un selvaggio, con purezza di cuore. E se penso di vivere senza di lui non è possibile". Insieme, hanno frequentato i salotti della Milano Anni Settanta a pranzo dal Dorfles del kitsch e dalla Lalla, sua moglie; poi le cene da Arturo Schwarz con Silvana Ottieri, Paolo Castaldi, Fabrizio Dentice e Camilla Cederna. Il sottobosco dell'arte stormiva con loro. Ma fra lui, nel suo studio in Piazzale Baracca, e lei, dalla sua scrivania in Sant'Agnese, non è mai stato un segreto che vivessero pensieri opposti sull'arte cinetica: "Quando mi sono occupata dell’arte programmatica e cinetica (non perché lui faceva parte del movimento) era contrario, non lo trovava opportuno e non ricordo sia venuto all’inaugurazione della mostra. E neanche ha mai letto il mio libro sulla body art". Inezie, quando si vuole passare la vita insieme.

Non staremo qui a dire che l'amore fra i due fu perfetto. Nemmeno che per andare d'accordo basti andare al cinema insieme per guardare le pellicole di Matteo Garrone e Gianni Amelio, passeggiare al Poldi Pezzoli o ai giardini della Guastalla. "Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose" (Dino Buzzati).