La testa di un gallo morto contro Fabio Grosso, allenatore del Bari

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Un incontro ad alta tensione. Pescara – Bari, giocata sabato nel campionato di serie B, è finita 2 a 2. Il match è sempre molto sentito dalle due tifoserie, tradizionalmente poco “amiche”. La notte prima della sfida i tifosi del Pescara hanno scoppiato due bomba carta fuori dall’hotel dove dormivano i giocatori dal Bari. Fabio Grosso, pescarese ma allenatore del Bari, si è visto recapitare a casa un galletto morto, simbolo della squadra pugliese.

Il gallo morto

La notte prima della partita sono stati imbrattati i muri esterni dell’abitazione dei familiari di Fabio Grosso a Spoltore, a pochi chilometri da Pescara, con l’aggiunta dal gusto macabro di un galletto, simbolo del Bari, morto e appeso al cancello d’ingresso.

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L’assalto in hotel

Sempre la notte prima del match, una parte della tifoseria organizzata del Pescara ha letteralmente preso d’assalto l’hotel dove alloggiavano i baresi: cori, insulti, tanto baccano e persino l’esplosione di due bombe carta. L’obiettivo era rendere insonne la notte della squadra ospite.

Il terzo episodio

Il barese Giovanni Loseto, collaboratore tecnico di Fabio Grosso nel club pugliese, è stato affrontato e aggredito verbalmente da alcuni teppisti che l’avrebbero anche minacciato con mazze da baseball.Purtroppo il nome della città di Pescara è venuto fuori prendendosi la responsabilità di pochi ragazzi superficiali”, ha commentato l’allenatore del Bari, Fabio Grosso. “Non mi va di parlarne perché ci vivo da sempre, ci vivrò sempre e l’errore di qualcuno non macchia quello che io penso: Pescara è una città civilissima”.

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