La Top 11 dei migliori calciatori della 34ª giornata di Serie A

Davide Martini
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Nel weekend della festa dell'Inter e della condanna del Crotone a fare notizia è un'altra squadra rossoblù, il Cagliari, protagonista del risultato più inatteso della giornata e potenzialmente più decisivo per il finale di stagione. Il punto strappato in extremis a Napoli fa infatti la felicità di Atalanta, Juventus e Milan, avversarie degli azzurri nella corsa alla Champions, e fa disperare Benevento, Spezia e Torino, che con i sardi si giocano l'ultimo posto da evitare che porta in Serie B. Il tutto a una settimana da Juventus-Milan, appena uscite vittoriose da partite molto diverse: ma nello scontro diretto quasi da dentro o fuori può cambiare tutto. Nella nostra Top 11 c'è il doveroso omaggio ai neo Campioni d'Italia, ma anche ad un'Udinese ingenua e sfortunata e a un Millennial che farà molto parlare di sé nel prossimo futuro ...

1. Alex Meret (Napoli)

Alex Meret | Jonathan Moscrop/Getty Images
Alex Meret | Jonathan Moscrop/Getty Images

Forse sono le sue ultime settimane a Napoli, perché ha fatto arrivare alla società il messaggio forte e chiaro riguardo la indisponibilità a proseguire l’alternanza con Ospina. Ambizione legittimata con un’altra grande prestazione che lo vede protagonista assoluto nel pomeriggio di luna storta dei suoi compagni. Il Cagliari è compatto a protezione, ma fa male quando riparte e crea molto: dice di no per due volte a Pavoletti, una delle quali con un intervento prodigioso, e poi a Nandez, arrendendosi solo dopo un grave errore di Hysaj.

2. Nahuel Molina (Udinese)

Nahuel Molina dopo il goal alla Juventus | Alessandro Sabattini/Getty Images
Nahuel Molina dopo il goal alla Juventus | Alessandro Sabattini/Getty Images

Ormai una certezza per i bianconeri e tra i migliori del ruolo nel campionato che lo vede tra le rivelazioni e i potenziali protagonisti in chiave mercato. Supera di slancio anche la prova-Juventus. Bernardeschi e Kulusevski non saranno in grande forma e soprattutto non sono particolarmente performanti in fase difensiva, ma l’argentino è un motorino inesauribile con qualità e personalità da vendere. Non si siede dopo il gol in avvio, il secondo consecutivo. Anzi, continua a spingere creando un’asse di alto livello con De Paul senza concedere nulla in fase difensiva.

3. Theo Hernandez (Milan)

Theo Hernandez | Marco Luzzani/Getty Images
Theo Hernandez | Marco Luzzani/Getty Images

Il grande ritorno. Dopo quasi sei mesi di ingiustificata assenza, di fatto un intero girone, torna al gol, ma soprattutto a fornire una prestazione all’altezza delle sue qualità, almeno offensive. Gioca di fatto da ala aggiunta mostrando tecnica, personalità e progressione che gli sono riconosciute. Il gol è da centravanti dopo una grande azione di Ibrahimovic, ma chiude il cerchio dopo la rete di dicembre alla Lazio e mette un bel mattone in chiave Champions.

4. Tolgay Arslan (Udinese)

Arslan contro la Juventus | MARCO BERTORELLO/Getty Images
Arslan contro la Juventus | MARCO BERTORELLO/Getty Images

Il tedesco si rivela la mossa azzeccata di Gotti che sceglie un atteggiamento prudente con Pereyra seconda punta e il tedesco a fare legna in una mediana completa con la regia arretrata di Walace la tecnica di De Paul e fasce equilibrate con la spinta di Molina e il più tattico Stryger-Larsen. I friulani la mettono sul piano della corsa contro il centrocampo di Pirlo e l’ex fa il tergicristallo non limitandosi a tenere la propria posizione sul centrosinistra, bensì coprendo le incursioni di tutti. Corridore inesauribile, riesce anche a gestirsi dopo l’ammonizione che avrebbe potuto limitarlo come successo in altre occasioni. Controindicazioni: non ha ricambi similari e infatti dopo la sua uscita la squadra paga dazio.

5. Kevin Bonifazi (Udinese)

Kevin Bonifazi contro la Juventus | Alessandro Sabattini/Getty Images
Kevin Bonifazi contro la Juventus | Alessandro Sabattini/Getty Images

Con la Juventus ha un conto aperto, da quando con la maglia della Spal segnò un gol storico che valse la vittoria dei ferraresi contro i bianconeri di Allegri ormai quasi scudettati. Cambia la maglia, ma non il livello della prestazione per l'ex Torino, insuperabile sui palloni alti come nelle chiusure di fronte a tutti gli juventini che si presentano dalle sue parti, Ronaldo compreso. Peccato che Gotti decida di toglierlo non si sa perché proprio all'apice dei confusi assalti avversari: entra Samir e l'argine friulano crolla.

6. Lorenzo Tonelli (Sampdoria)

Tonelli contro la Roma | Jonathan Moscrop/Getty Images
Tonelli contro la Roma | Jonathan Moscrop/Getty Images

L'attacco della Roma e in generale tutta la squadra di Fonseca si presenta a Marassi senza munizioni e soprattutto senza motivazioni, ma l'ex Napoli sfodera una prestazione di livello come da tempo non gli si vedeva farne. Mette subito in chiaro la propria ispirazione con due salvataggi provvidenziali su Dzeko e Borja Mayoral, prima immolandosi fisicamente, poi mettendoci testa e senso della posizione. Da quel momento si esalta non sbagliando praticamente nulla tra chiusure e anticipi.

7. Emanuel Vignato (Bologna)

Emanuel Vignato | Alessandro Sabattini/Getty Images
Emanuel Vignato | Alessandro Sabattini/Getty Images

Un gol in campionato per un giocatore della sua qualità in 27 presenze è un bottino troppo deludente, ma il bilancio va riletto guardando anno di nascita e minutaggio, perché un classe 2000 che ha giocato meno di 1000 minuti e che gioca con la personalità mostrata dall’italo-brasiliano contro la Fiorentina ha un futuro radioso. Cosa peraltro nota, anche a Mihajlovic, che lo ha gestito con saggezza. Il quasi inedito 3-4-2-1 visto contro i viola esalta le qualità da sopraffino trequartista dell’ex Chievo, che ci mette un po’ a carburare, ma poi recita da protagonista assoluto: tre assist tre per l’eterno Palacio, due dei quali sublimi e giocate sempre di qualità eccellente e notevole imprevedibilità. Un dato parla più di ogni altro: Emanuel è solo il secondo Millennial ad aver fornito tre assist nello stesso match nei top-5 campionati europei in questa stagione, dopo Giovanni Reyna del Borussia Dortmund lo scorso ottobre. Sì, i giovani di qualità ci sono anche in Italia.

8. Giacomo Bonaventura (Fiorentina)

Bonaventura dopo il goal al Bologna | Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images
Bonaventura dopo il goal al Bologna | Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images

La salvezza si avvicina a piccoli passi, ma quelli di Bologna con tre rimonte subite sono due punti persi per la Fiorentina. Non certo per colpa di Jack, anima della squadra al punto da convincere Iachini a lasciare in panchina Castrovilli. Nonostante una mediana più prudente con Amrabat e Pulgar, la Viola concede tanto in fase difensiva, ma l’ex milanista gioca da protagonista assoluto non solo nella metà campo avversaria. Il numero 5 conferma infatti l’ottimo stato di forma andando ancora in gol, e la fattura della rete non è molto peggiore di quella contro il Sassuolo. Il tutto unito a tanta corsa nelle due fasi e a giocate mai banali nella tre quarti del Bologna. Esce stremato e la squadra si fa raggiungere…

9. Dusan Vlahovic (Fiorentina)

Vlahovic esulta con Iachini | Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images
Vlahovic esulta con Iachini | Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images

La solita certezza. I numeri parlano per lui: capocannoniere del 2021 con 15 gol insieme a Simy, nel nuovo anno è letteralmente sbocciato sotto tutti i punti di vista. La vena realizzativa è figlia della piena fiducia nei propri mezzi e del resto si sta parlando di un attaccante che a poco più di 21 anni ha fisicità, tecnica, senso del gol e personalità. Trascinatore di una squadra che si accende e si spegne, fa doppietta confermandosi infallibile dal dischetto (sette su sette in carriera in A) e diventando il più giovane giocatore ad aver realizzato almeno 19 gol in una singola stagione di Serie A dai tempi di un certo José Altafini nel 1958-‘59.

10. Christian Eriksen (Inter)

La rete di Eriksen contro il Crotone | Maurizio Lagana/Getty Images
La rete di Eriksen contro il Crotone | Maurizio Lagana/Getty Images

Sensi schierato dall’inizio allo “Scida” non aveva demeritato, ma è giusto citare il danese e collocarlo nella posizione di mediano che non è certo la sua, ma non è neppure troppo dissimile da quella che Conte gli ha cucito addosso trasformandolo nel girone di ritorno da enigma e delusione a uomo in più. Il gol all’ultima della classe non è certo decisivo per lo scudetto, ma viene dopo quello di Napoli e soprattutto la punizione al Milan in Coppa Italia in un momento chiave della stagione di entrambe le squadre. Il giocatore che entrava in campo spaesato è un ricordo, a Crotone l’ex mezza punta di qualità del Tottenham ci mette la tecnica, ma anche tanta sostanza, personalità e entusiasmo. Il tiro vincente è deviato, ma nulla toglie alla determinazione che c’ha messo per cambiare il verso della propria stagione. Forse sarà addio all’Italia, ma da vincente e rivalutato.

11. Joaquin Correa (Lazio)

Joaquin Correa | Silvia Lore/Getty Images
Joaquin Correa | Silvia Lore/Getty Images

Stato di grazia totale. Dopo la doppietta al Milan, la sua seconda in Serie A, concede il bis appena una settimana più tardi con un’altra prestazione da fuoriclasse contro il Genoa. Fuoriclasse universale, perché in una mediana già molto offensiva con Milinkovic e Luis Alberto l’argentino offre anche manforte al centrocampo, svariando dappertutto. Scatta, chiama l’uno-due, sforna assist e si mostra insolitamente freddo sotto porta. Letteralmente trascinatore di una squadra aggrappata alla lotta per la Champions.

12. Allenatore: Leonardo Semplici (Cagliari)

Leonardo Semplici e Gennaro Gattuso | Francesco Pecoraro/Getty Images
Leonardo Semplici e Gennaro Gattuso | Francesco Pecoraro/Getty Images

Il più inatteso degli scacchi matti. Il Napoli stava attraversando uno straordinario momento di forma a livello di gioco e di risultati, ma a far inceppare gli ingranaggi di Gattuso ha pensato il caro e vecchio calcio di provincia del tecnico toscano. Il 3-6-1 con cui il Cagliari scende in campo al “Maradona” sembra l’inno al catenaccio e invece i rossoblù disputano una partita quasi perfetta sotto tutti i punti di vista: ottima copertura degli spazi per non lasciare campo alla tecnica in velocità degli attaccanti azzurri, ma anche coraggio nel ripartire con trame pure gradevoli. Alla fine il suo ex allievo Meret è più impegnato di Cragno. Il tutto senza Joao Pedro. Il punto strappato meritatamente in extremis promette di pesare tantissimo in chiave salvezza.

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