L'Argentina torna sul luogo del delitto: quel 6-1 del 2009 per la Bolivia

Nel febbraio del 2009, un portale locale stila una lista delle 10 peggiori sconfitte rimediate dall'Argentina nella propria storia. Al primo posto, lo 0-5 contro la Colombia di Tino Asprilla (1993), al secondo un 1-6 contro la Cecoslovacchia risalente ai Mondiali svedesi del 1958. E al terzo, lo 0-1 col Camerun nella gara inaugurale di Italia '90.

Ma l'Umiliazione con la U maiuscola deve ancora arrivare. 1° aprile 2009, poco più di un mese dopo. Sembra un giorno come tanti, si trasformerà in una tragedia sportiva. La Seleccion allenata da Diego Armando Maradona va in Bolivia per proseguire il proprio cammino verso i Mondiali sudafricani in programma un anno più tardi, e ai 3650 metri d'altitudine di La Paz rimane subito senza ossigeno, senza idee e senza munizioni da sparare.


Il giovane Messi rimane in campo tutti i 90 minuti ma fa solo presenza, la difesa è un colabrodo, il laziale Carrizo tra i pali qualche disastro lo combina, Di Maria entra e si fa cacciare quasi subito per un calcione a Garcia. La gara la stravincono i boliviani di Erwin 'Platini' Sanchez, con un 6-1 che rimarrà nella storia: protagonista Joaquin Botero, semisconosciuto attaccante autore di una tripletta, che in quella gara segna un quarto delle sue 12 reti ufficiali in nazionale.

"Ho sofferto con i miei giocatori. Ogni goal segnato dalla Bolivia era una coltellata al cuore", dirà al termine del match uno spaesato Maradona, criticatissimo per la sua scarsa capacità di gestire le gare dalla panchina, diversamente da quanto faceva in campo. Non è un caso che il suo periodo alla guida dell'Argentina, lui che alla nazione aveva regalato quasi da solo un Mondiale 23 anni prima, venga associato soprattutto a quel ko.


L'epilogo delle qualificazioni è noto: l'Argentina le chiude al quarto posto e si qualifica dopo lo 'spareggio' dell'ultima giornata con l'Uruguay, battuto da un guizzo nel finale di Mario Bolatti. Ma anche in Sudafrica le cose non vanno bene: altra umiliazione, stavolta dalla Germania ai quarti di finale (0-4), altre polemiche, altre critiche e addio inevitabile del 'Diez'.

A 8 anni di distanza, stasera l'Argentina torna a giocare in Bolivia (ore 22 italiane). Lo fa con una squadra oggi come allora balbettante, messidipendente e ancora ombra di se stessa dopo la seconda Copa America di fila sfuggita ai rigori contro il Cile. Stesso stadio, stesse porte, ricordi che inevitabilmente torneranno a galla, nonostante non sia la prima volta da quel 1° aprile 2009.

Per carità, la Bolivia non sta per nulla bene: negli ultimi due anni ha perso 11 partite delle ultime 13 tra uscite amichevoli e ufficiali ed è mestamente penultima nel raggruppamento sudamericano, lontanissima dalla prospettiva di volare in Russia. Però ci crede, forte della sua principale arma: l'altitudine, incubo per chiunque salga a La Paz.

Il trait d'union tra ieri e oggi è Marcelo Moreno Martins, che oggi ha 29 anni e gioca in Cina, ma in quella gara era in campo e segnò il primo dei sei goal boliviani. Sarà lui a spiegare ai compagni come si batte l'Argentina. Con una spavalderia che, ripensando a quanto accaduto 8 anni fa, non stupisce: "Abbiamo già vinto in goleada una volta, perché non possiamo ripeterci?".

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