Lazio, Milinkovic e un futuro tutto da scrivere: la situazione tra Juve ed estero e la richiesta da Champions

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"Mi chiamano Sergente. Il mio dovere è segnare". Ma in sette anni alla Lazio, Milinkovic è andato ben oltre questo compito. Le parole su Instagram dopo il pari di ieri contro la Juventus, arrivato grazie al suo gol in extremis, sono solo l'ultima testimonianza di uno spirito di abnegazione alla causa che non ha molti altri esempi al mondo. Almeno non tra giocatori stranieri sbarcati in squadre di buon livello per crescere e mettersi in mostra prima di spiccare il volo verso i top club mondiali. Ecco, questa estate potrebbe essere quella buona per quest'ultimo passaggio di Sergej. Ma in realtà la questione non è poi così scontata.

FRENATA - Se fino a ieri la Juve sembrava essere in pole per il serbo, le parole arrivate dai protagonisti nel post gara hanno quanto meno frenato gli entusiasmi. "Parlando col presidente mi sono convinto che se andrà via, e non è cosa facile, non resterà in Italia", così Sarri in conferenza stampa all'Allianz Stadium. La Vecchia Signora è una meta gradita al centrocampista, ma le condizioni economiche da soddisfare sono quelle della Lazio. E Lotito non fa sconti a nessuno. Neanche se il contratto del proprio top player è in scadenza tra due anni e questa può essere l'ultima finestra per capitalizzare al massimo una cessione. I soldi che mette sul piatto Agnelli sono molti meno di quelli chiesti dal presidente biancoceleste e le contropartite non sono mai state un sistema di pagamento gradito, negli ultimi 18 anni, a Formello. Inoltre c'è la consapevolezza che Manchester United, PSG e Real Madrid - che hanno mostrato non poco interesse per il giocatore - potrebbero soddisfare eccome le pretese economiche, da non meno di 80 milioni, del patron laziale.

IL PESO DELLE PAROLE - Al di là delle ultime quattro parole delle dichiarazioni del tecnico, a rimettere in discussione tutti i discorsi fatti in questi mesi sulla possibile cessione di Milinkovic è l'inciso precedente. Anche perché quel "se" e quel "non è cosa facile" vanno a legarsi con quanto detto dal calciatore stesso poco prima a bordo campo, subito dopo il fischio finale: "Per il prossimo anno ci serviranno giocatori nuovi per puntare alla Champions". Non proprio ciò che si definirebbe una frase di rito. Il fatto di continuare a sentirsi incluso in un immediato futuro, nonostante le voci di mercato, è emblematico della leadership che il centrocampista ha in questo gruppo. Infatti l'obiettivo ora è "Preparare bene anche la prossima gara, che voglio vincere davanti al nostro pubblico". Salutarsi bene con un'ultima grande prestazione tra le mura amiche, quindi? Forse sì. Ma il reiterato uso del noi, anche nelle frasi successive, autorizza a tenere in piedi ipotesi differenti: "Purtroppo abbiamo sbagliato spesso in stagione. Però siamo stati realisti e ci siamo concentrati negli ultimi mesi e siamo migliorati. Con Sarri sapevamo che avremmo cambiato tutto da zero, però io ero convinto di lui e dicevo sempre ai miei compagni che è arrivato un grande allenatore da noi". L'addio tra qualche mese - inutile illudersi per i tifosi - resta l'opzione più probabile, anche considerando le legittime ambizioni del classe '95 di affacciarsi, nel pieno della sua maturità sportiva, ai grandi palcoscenici internazionali, che lui stesso sa di meritare. Ma se è vero che le parole hanno un peso, quelle di ieri - le sue e del tecnico - fanno oscillare parecchio l'ago della bilancia sul futuro del Sergente.

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