Laziomania: il giallo a Milinkovic è l'ennesimo scandalo arbitrale, ma la colpa è di Sarri!

La frittata la fa Sarri, lo abbiamo pensato tutti. Ma ora compatti. Lo so, la tentazione c'è. Ora tutti a dare addosso a Sarri. E forse Sarri una colpa ce l'ha: non ha capito che alla Lazio se una roba deve girare male, girerà malissimo. Milinkovic non doveva giocare, per evitare il giallo, e ovviamente lo prendo. Non solo, lo prende del tutto inventato, su una cosa che manco era fallo. Un gentile regalo dell'ennesimo esponente di una classe arbitrale da rinnovare nel profondo, perché mediamente mediocre. E non per colpa del Var. Per colpa di anni di errori e orrori. Quel giallo è uno scandalo, senza se e senza ma. Dire altro, è da faziosi, trombettieri del re arbitrale o appartenenti ad altre correnti di Formello.

MEA CULPA - Siccome però credo ci sia una giustizia a questo mondo, con molto pressappochismo parlando con alcuni amici (che per qualche motivo considero così, nonostante ieri), in maniera provocatoria ma grossolana avevo parlato di Salernitana come di una squadra quasi da B, che non era scesa per un miracolo e che galleggiava per qualità a quelle latitudini. Questa stagione mi deve far rimangiare tutto: Nicola ha messo giù una squadra tosta, di qualità, con perfino delle scelte molto interessanti. E avere un certo una figura come Ribéry nello staff è una roba che possono vantare un pochi. Mi tolgo il cappello di fronte a questa squadra, e di fronte ai miei quasi amici, che avevano ragione.

LE SCELTE DI SARRI - Detto ciò, questa partita dovrebbe aprire un doppio dibattito, intrecciato. Il primo riguarda Sarri: deve superare questa sua ossessione di far giocare sempre gli stessi. Il secondo riguarda la società: bisogna trovare altre alternative alla Vecino, che Sarri abbia la capacità di leggere come titolari. È evidente che i Cancellieri o i Romero non rispondono a questo identikit. Altrimenti, perché non farli partire titolari in casa contro la Salernitana?

FATICOSAMENTE - Alcuni giocaotri si trascinavano, è indubbio. Pedro quasi da subito ha dato impressione di averne poco, Felipe Anderson era quasi commovente, sembrava un radiatore con perdita progressiva di benzina, poco a poco. Ma Sarri ha deciso di metterli tutti, come se tutti fossero infrangibili come Zaccagni, che gode di uno stato psicofisico imbarazzante per qualità e sicurezza. Il resto della squadra? Mi spiace dirlo, ma Luis Alberto ha fatto vedere tutto quello che sappiamo di lui. Che è un dio del calcio, e che non è adatto al calcio di Sarri.

La gestione della squadra è andata così così, ma in realtà è la partita che ci consente queste arrabbatate analisi post. Fino al pareggio, la Lazio era in controllo. Affaticata, con alcuni giocatori al limite della riserva, ma in partita e un vantaggio. Poi la svolta negativa, e il crollo con l'ammonizione di Milinkovic, che ha tolto i residui freni mentali alla squadra. I ragazzi sono diventati folli, come noi a casa. Solo che a noi non ci pagano.

IL CROLLO - Un crollo verticale, e la partita è finita nel peggiore dei modi. E la settimana più tosta inizia malissimo. Ora bisognerà affrontare la fondamentale trasferta olandese che vale tutta l'Europa League a pochi giorni dal derby della capitale. Che Sarri dovrà affrontare senza Milinkovic Savic e senza Ciro Immobile, a meno di miracoli dell'ultimo secondo, quasi impossibili. Tutto quello che poteva andare male è andato peggio. È quel preciso momento della vita di un laziale in cui bisogna tirare fuori qualcosa di profondo, nostro, del tutto impensabile. E noi? Come ci comporteremo noi, ora? È quel momento: rimanemmo tutti, o già le abbiamo perse tutte?