Le 5 chiavi di lettura della disfatta europea della Roma

Francesco Giagnorio
·5 minuto per la lettura

Che il Manchester United non fosse un avversario facile, sia per ragioni tecnico-tattiche sia per una mentalità europea collaudata, lo si sapeva. Che la Roma però uscisse da Old Trafford dopo aver preso un'imbarcata non ce lo si aspettava, non solo perché era l'unica speranza europea della Serie A, ma anche perché fino ad oggi in Europa League aveva sbagliato davvero poco. Certo, nella stagione dei giallorossi ci sono già stati clamorosi tonfi, ma questo probabilmente è quello che fa più male.

Fa più male per come l'avevano preparata Fonseca e i suoi, per come è arrivata l'imbarcata in appena 38 minuti del secondo tempo, per come gli episodi l'hanno inevitabilmente condizionata. La Roma è ora attesa ad una rimonta quasi impossibile, sarà molto difficile segnare 4 reti senza subirne a questo United oggettivamente molto forte e completo. Vediamo intanto cinque chiavi di lettura che potrebbero in qualche modo spiegare una disfatta di queste dimensioni, avvenuta addirittura in una semifinale europea.

1. Gli infortuni

Pau Lopez esce dal campo dolorante al braccio | Michael Regan/Getty Images
Pau Lopez esce dal campo dolorante al braccio | Michael Regan/Getty Images

Da quando esiste la nuova Europa League, la Roma è la prima squadra in assoluto a effettuare tre sostituzioni nel primo tempo, un record che ha dell'incredibile, ma decisamente sfortunato in sé. Soprattutto perché i cambi sono arrivati tutti e tre per infortunio, non per scelta tecnica. Infatti la Roma aveva giocato un gran primo tempo, chiudendo anche in vantaggio ed è per questo che nell'intervallo (ultimo slot per effettuare cambi) Fonseca non ha tolto nessuno.

Certo a metà secondo tempo avrebbe fatto comodo poter inserire qualcuno di fresco per cambiarla, magari un attaccante o un centrocampista con caratteristiche più offensive, ma gli infortuni sono una scusante a metà. Sostanzialmente perché Veretout e Villar svolgono più o meno lo stesso lavoro nel centrocampo, ovviamente con differenze tattiche, e perché senza lo sfortunato cambio di portiere probabilmente avremmo visto lo stesso risultato, se volessimo dare delle colpe a Mirante ce le avrebbe solo sul terzo gol, dove Cavani approfitta della sua respinta corta per mettere a segno il suo secondo gol. Per ultimo, basti notare come lo United abbia svolto il primo cambio al minuto 79', già sul risultato di 5-2 (inserendo Greenwood che segnerà il sesto gol), quindi i Red Devils non hanno sfruttato più di tanto il vantaggio cambi, vincendola praticamente con gli 11 iniziali.

2. La sfortuna

Il contatto che porta al rigore per lo United, con la palla già passata | PAUL ELLIS/Getty Images
Il contatto che porta al rigore per lo United, con la palla già passata | PAUL ELLIS/Getty Images

Sicuramente gli infortuni e la possibilità di non poter svolgere sostituzioni fanno parte anche di questa categoria, ma non basta. Anzi, più che di sfortuna (evidente comunque) si potrebbe parlare di episodi. Sì perché la disfatta giallorossa passa anche e soprattutto per episodi. I tre cambi nel primo tempo sono un episodio senza dubbio, ma non bastano.

Prendere il gol del pareggio dopo appena 2' di secondo tempo è un episodio che invece ti può condizionare una gara. Due gol su due contropiedi, ma fino al 3-2 la Roma c'era. L'episodio che probabilmente l'ha cambiata e questo è davvero sfortunato, parliamo di sfortuna perché fare i complottisti non ci piace, è il calcio di rigore concesso al Manchester United sul risultato di 3-2. Vedendolo e rivedendolo non si è ancora capito cosa abbia spinto il VAR a confermarlo, ed un rigore del genere al minuto 71' con quel risultato è ovvio che abbia inciso non poco. Chissà, magari con una decisione diversa del VAR la gara sarebbe finita diversamente, anche perché fino ad allora la Roma è stata in partita.

3. La mentalità

L'esultanza dei calciatori dello United | Alex Livesey - Danehouse/Getty Images
L'esultanza dei calciatori dello United | Alex Livesey - Danehouse/Getty Images

Un punto di forza dello United (e di debolezza per la Roma) è stata la mentalità. I Red Devils hanno giocato sostanzialmente una partita di attesa, aspettando gli avversari e stanandoli in contropiede, sfruttando al meglio il loro potenziale offensivo e gli errori degli avversari, gestendo nel complesso bene la partita. La Roma invece era entrata in campo con il piglio giusto, lo testimonia il primo tempo chiuso in vantaggio.

L'errore dei giallorossi è stato probabilmente continuare ad attaccare ad alta intensità, quando con un risultato così in trasferta avresti potuto gestire meglio il possesso, certo non comportandoti passivamente, ma cercando quantomeno di tenere, rischiando poco e non cercando con insistenza altre reti. Uscendo da Old Trafford con un 2-2 o anche un 3-2, forti dei due gol in trasferta i giallorossi a Roma avrebbero potuto impostare meglio la partita, tenendo più che vive le speranze di qualificazione.

4. La paura delle big

La tristezza di Smalling ieri sera | Matthew Ashton - AMA/Getty Images
La tristezza di Smalling ieri sera | Matthew Ashton - AMA/Getty Images

Uno dei problemi di questa Roma è stato sicuramente lo sparire durante i big match. In tutte le gare con le big in campionato la Roma è quasi scomparsa del tutto: 4 gol a Bergamo (pareggio al ritorno)e a Napoli (con cui ha perso anche il ritorno), sconfitta 3-0 nel derby, un pareggio e una sconfitta con Milan e Juve e il pareggio con l'Inter.

In Europa era andata sicuramente meglio invece, l'arrivo ai quarti era stato agevole, poi i ragazzi di Fonseca si sono anche liberati dell'Ajax vincendo alla Johan Cruijff Arena. Purtroppo è andata molto male ieri sera contro il Manchester United, che quando vede giallorosso si esalta.

5. Fonseca quasi al capolinea

Paulo Fonseca | PAUL ELLIS/Getty Images
Paulo Fonseca | PAUL ELLIS/Getty Images

Giunti ormai al finale di stagione, è probabile finisca anche l'avventura di Paulo Fonseca sulla panchina giallorossa. Tante le voci di mercato con i Friedkin che sembrano intenzionati a cambiare guida tecnica per il prossimo anno, Maurizio Sarri sembra il favorito.

Tutto sommato il lavoro di Fonseca a Trigoria non è stato male, ha saputo valorizzare i giocatori e non ha fatto male in Europa, non è escluso che lo si veda su un'altra panchina di Serie A l'anno prossimo. Appare comunque difficile pensare sarà quella della Roma, il presidente vuole puntare in alto e difficilmente dopo una gara del genere confermerà il suo allenatore anche per la prossima stagione.

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