L'ex Cagliari Colombatto a CM: 'Le corse al Colosseo, il provino con la Juve e le urla di Gattuso. Italia, torno presto!'

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Due squilli, poi una voce dall’altra parte: “Che puntualità!”. Sono le 16.30 spaccate quando Santiago Colombatto risponde al telefono. Ve lo ricordate? Cinque anni e mezzo in Italia, è sbarcato a Cagliari nel 2015. O meglio, a Roma: “Ero insieme a un mio amico, senza una casa e una squadra - racconta nella nostra intervista - Correvo intorno al Colosseo col pallone tra i piedi e per dormire ho chiesto aiuto a un'amica di mia madre”. Poi i primi provini: “Latina, Chievo e anche la Juve, che non mi ha preso perché avrebbe dovuto pagare un indennizzo al River Plate”. Cagliari è l’isola felice di Colombatto, lì dove ha lasciato il cuore e tanti amici: “Sono arrivato in un momento in cui la squadra stava retrocedendo dalla Serie A alla B e Giulini era appena arrivato. Ma nonostante tutto ho bellissimi ricordi di Cagliari, dopo il provino con la Primavera mi sentivo soddisfatto di poter giocare in una squadra così importante".

Cagliari, Trapani, Pisa, Perugia e Verona: quanto ti manca l’Italia? "Molto. Sia per il calcio che per la qualità della vita, da voi si sta benissimo e lì ho ancora tanti amici e bei ricordi".

Come mai non è mai arrivata una chiamata dalla Serie A? "Me lo chiedo spesso, è un'opportunità che non mi è stata data. La vivo come un rimpianto, me la meritavo".

Tra i vari allenatori hai avuto anche tre campioni del mondo, Nesta a Perugia, Grosso a Verona e Gattuso a Pisa. "Che spettacolo. Ricordo che una volta quando ero a Pisa, in allenamento, stoppo una palla con la suola ma siccome il campo è bagnato mi scivola via. Gattuso è una furia, mi prende nello spogliatoio e mi urla: 'Ma chi ti credi di essere, Pirlo?! Gioca facile!'. Io giuro di essermi spaventato. Dopo un po' si avvicina rassicurandomi di stare tranquillo, che mi dice queste cose per farmi migliorare. Lui era come un padre, aveva grande personalità e cuore".

Gli altri due? "Da Grosso ho imparato molto, soprattutto a livello tattico. Con Nesta ho lavorato solo tre settimane, gli piaceva molto giocare il pallone".

Nel 2017 il Mondiale Under 20 con l’Argentina insieme a un certo Lautaro Martinez. Che ricordi hai? "Era il nostro miglior giocatore, la stella. Prima del Mondiale siamo andati a Biella a fare un'amichevole e si fa male. Panico. Per fortuna recupera per l'inizio della competizione e rientra tutto. Debutto al Mondiale, dopo dieci minuti prende un cartellino rosso. Per noi è stato tremendo, era un giocatore fondamentale. Al di là di questi episodi, già si vedeva che avrebbe fatto strada".

Quanti tatuaggi hai? "Sono pieno, non so neanch'io il numero esatto. Sicuramente più di 20, ognuno ha un significato particolare".

Qual è stato il primo? "Quello sulle costole, siamo io e mia sorella. Sempre insieme...".

Tra tutti, c’è anche quello dei 4 mori. "La Sardegna ce l'ho nel cuore, a Cagliari sono stati i primi a credere in me; quella terra ha qualcosa di speciale. Appena posso ci torno sempre".

Da gennaio sei in Messico, al Club Leon. Come sta andando? "Molto bene. Sono arrivato qui dopo un passaggio in Belgio al Sint-Truiden che avrei potuto evitare. Qui in Messico gioco sempre e ho fatto tanti gol; ma sono solo di passaggio, il mio obiettivo è quello di tornare in Europa e in particolare in Italia".

Com’è il calcio messicano? "Ci sono giocatori con tanta tecnica ma un po' indietro sia tatticamente che fisicamente rispetto a quello europeo".

Sei mai stato vicino a un ritorno in Italia? "A gennaio ci ha provato il Vicenza ed ero contento della loro chiamata, ma era complicato spostarmi dal Messico in una sessione di mercato invernale".

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