L'inarrestabile declino di Paulo Sousa, allenatore (ex) ambizioso

La fine era annunciata ma nessuno si aspettava potesse arrivare così rapidamente. Paulo Sousa viene licenziato dal Flamengo dopo nemmeno sei mesi di permanenza sulla panchina rossonera, e vista la stentata permanenza alla guida della squadra più popolare del paese risulta difficile pensare potesse andare diversamente. Ciò che risalta è semmai la velocità con cui è giunta la fine dell'avventura su quella panchina: dopo soltanto 10 giornate del Brasileirão, il campionato nazionale. Che per il Flamengo è iniziato male in termini di risultati e anche peggio in termini di gioco.

Per quanto riguarda i risultati, sono state collezionate soltanto 3 vittorie su 10 gare, ciò che ha fatto sprofondare la squadra al quattordicesimo posto con 12 punti, già 7 di distacco rispetto alla capolista Palmeiras. Quanto al gioco, non ha mai convinto e sovente è stato espressione delle incertezze dell'allenatore. Che questa esperienza sulla panchina del Flamengo l'ha iniziata in modo controverso e poi ha continuato a viverla in piena inquietudine. Uno stato d'animo che, come raccontato da Calciomercato.com, ha toccato anche passaggi grotteschi quando su di lui incombeva il fantasma del collega e connazionale Jorge Jesus, che in un passato recentissimo ha allenato con successo il Flamengo e mandava messaggi assolutamente inopportuni.

Al di là della scorrettezza di atteggiamento verso il collega, era evidente che Jorge Jesus fiutasse la fragilità della situazione di Paulo Sousa al Flamengo. E chissà se adesso non sta rimpiangendo di non avere aspettato un altro po' che si liberasse la panchina rossonera, dato che nel frattempo si è accasato in Turchia al Fenerbahçe. La panchina del club di Rio è stata affidata a Dorival Junior. E quanto a Paulo Sousa, non gli resta che meditare su una carriera che ha intrapreso una parabola negativa, anche a causa di scelte sue tutt'altro che avvedute oltreché discutibili sul piano della professionalità. Come per esempio quella di dimettersi a fine 2021 dalla guida della nazionale polacca, per andare proprio sulla panchina del Flamengo. Una scelta che in Polonia ha ovviamente suscitato reazioni di forte dispetto, tanto più che sotto la guida del tecnico portoghese l'andamento della nazionale non aveva mai entusiasmato. Non solo gioco e risultati mediocri, ma pure essere mollati come seconde scelte e con un impegno in corso. A ogni modo, senza Paulo Sousa in panchina i polacchi hanno staccato il biglietto per Qatar 2022 dopo gli spareggi. E certamente a Varsavia più di qualcuno avrà sorriso nell'apprendere la notizia che lo scorso venerdì 9 giugno l'ex CT che aveva di meglio da fare in Brasile è stato cacciato dopo nemmeno mezza stagione.

La scadente esperienza al Flamengo aggiunge un tappa alla serie negativa dell'uomo di Viseu, che a ritroso (prima del passaggio in Polonia) attraversa Bordeaux e Tianjin Quanjian. Per ritrovare un po' di luce bisogna tornare al biennio di Firenze (2015-17). O meglio, al primo anno, perché già nella seconda stagione il rapporto con l'ambiente viola si era deteriorato. L'ottimo inizio della prima stagione aveva fatto salire Paulo Sousa nella considerazione degli osservatori, che vedevano in lui un allenatore emergente. E in effetti quella Fiorentina aveva fatto benissimo nel girone d'andata e avrebbe potuto concludere meglio se durante il mercato di gennaio la società (allora sotto la proprietà dei Della Valle) fosse intervenuta come necessario. Il Paulo Sousa di quei mesi, oltre che tecnico capace di far rendere al meglio la squadra, era un grande affabulatore che conquistava la piazza e i giornalisti parlando di 'calscio emussiunàle”. Ma chi lo vedeva dietro le quinte lo raccontava anche come un uomo molto deciso nel dividere il mondo viola fra i soggetti di cui poteva fidarsi e quelli che invece non dovevano nemmeno avvicinarsi al campo d'allenamento. Un atteggiamento che gli si è ritorto contro quando i risultati non sono stati più all'altezza delle aspettative che lui stesso aveva contribuito a alimentare, e soprattutto dopo che si era diffusa la notizia (assolutamente infondata, come i fatti hanno dimostrato) che la sua successiva destinazione fosse la Juventus: perché a quel punto non ha trovato nessuno, al di fuori della sua cerchia di fedelissimi, pronto a difenderlo.

Probabile che a rovinarlo sia stato proprio l'eccesso di ambizione. La stessa ambizione che, nei giorni della prima stagione che lo vedevano in piena ascesa, lo portava a pronunciare dichiarazioni un po' troppo ottimistiche durante un'intervista rilasciata al quotidiano portoghese A Bola. Fra le altre cose, Paulo Sousa diceva che entro cinque anni voleva vincere la Champions League. Il che, evidentemente, lo portava già a proiettarsi oltre Firenze, poiché era quantomeno complicato credere che entro il 2021 potesse vincere la massima competizione europea per club alla guida della Fiorentina. E adesso che, da quell'intervista, di anni ne sono passati sei, l'uomo del 'calscio' che non 'emussiòna' più nessuno farebbe bene a rileggersi quell'intervista. Magari per capire quanto vi sia stato di hybris nel suo rapido declino. Potrebbe aiutarlo a rimettere i piedi per terra. E possibilmente a rispettare gli impegni anziché stracciarli per inseguire occasioni ritenute più gratificanti.

@Pippoevai

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