L'Inter vincerà tutto: scudetto e Coppa Italia. Il Milan resta a guardare, può sperare solo nella nuova proprietà

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L’Inter si è presa l’ultimo derby della stagione (3-0), quello buono per staccare il biglietto della finale di Coppa Italia, l’11 maggio, a Roma, contro la vincente di Juventus-Fiorentina. Il Milan esce incenerito da un confronto che rischia di ridimensionarlo definitivamente in chiave scudetto. Domenica i rossoneri saranno a Roma, in casa della Lazio e, se non vinceranno - cosa sai probabile - potranno dire addio alle residue speranze di conquistare il titolo. Illusorio, infatti, è il vantaggio di due punti sugli interisti che, oltre ad avere una partita in meno, godono del vento che alimenta le loro vele spiegate.

Non sarà certo la pur apprezzabile Roma di Mourinho, a rallentarne l’andatura, come non può essere la Fiorentina o, peggio, la Juventus di Massimiliano Allegri a ostacolare la presa della Coppa Italia. Anzi, l’Inter, vincendo tutte le ultime gare, recupero incluso, potrà fare il mini triplete nostrano, costituito dallo Scudetto, dalla Coppa Italia e dalla Supercoppa, con Simone Inzaghi addirittura più bravo di Antonio Conte, se stessimo a guardare solo i risultati conseguiti e i vuoti lasciati da Hakimi e Lukaku. Certo, la celebrazione solenne è intempestiva, ma chi mi legge - lo faccia per curiosità o indifferenza - si aspetta un taglio netto del giudizio e questo martedì post Pasquale l’ha dato decidendo, secondo me, chi vincerà tutto (l’Inter) e chi non vincerà nulla (Milan, Napoli e Juventus).

Se ancora al mondo c’è qualcuno che disserta sul calcio come di una sequela di episodi, si può ancora dire che all’Inter sia andato tutto bene e al Milan quasi tutto male. Ma se il calcio è analisi razionale dei fatti e resoconto onesto dell’accaduto, allora va detto che fin quasi la mezz’ora del primo tempo c’è stata una sola squadra in campo (l’Inter) guidata dal suo attaccante di maggiore qualità (Lautaro Martinez). Simone Inzaghi l’ha vinta anche escludendo Dzeko e schierando Correa al fianco di Lautaro. Poi non è un caso nemmeno segnare dopo appena tre minuti e su cross di Darmian, un altro che non sarebbe dovuto esserci. Se il gol è un’esecuzione perfetta di Lautaro, destro al volo su palla orizzontale, in netto anticipo su Tomori, allora va detto che l’Inter non ha solo un grande bomber, ma anche una squadra che riesce ad esaltarlo.

Il Milan, di passo greve e senza alcuna idea che non fosse l’allungo per Leao, è stato a guardare semi-impotente, quasi che il confronto non ci fosse, quasi che la sproporzione fosse troppo acuta. E quando si è visto (Leao al 28’ sull’esterno della rete, grande parata di Handanovic su tiro di Saelemaekers, Giroud colpito da un destro di Tonali al 31’) è stato per circostanze quasi fuori contesto. Diverso, invece, il fraseggio che ha portato ad un unghia dal pareggio poco prima del raddoppio dell’Inter (40’). Theo Hernandez ha scambiato con Saelemaekers in area, poi a due passi dalla porta, è stato contrastato da Skriniar, la palla stava rotolando sul piede di Kessie prima che Perisic intervenisse miracolosamente a sventare un gol fatto.

E’ utile ricordare come l’Inter, da una situazione di grave pericolo, sia ripartita (lancio di Brozovic libero dalla marcatura di Kessie), abbia pescato Correa solo tra le linee per l’innesco finale al raddoppio di Martinez. Non era, dunque, sbagliata la marcatura ad personam di Brozovic con Kessie. Era del tutto inutile. Perché così perdi un uomo in costruzione (o in rifinitura) e perché non puoi fare marcatura passiva per novanta minuti. Pioli, che aveva preferito Saelemaekers a Messias, ci ha ripensato a metà partita facendo il cambio opposto (errore: il belga stava andando bene) e rimpiazzando l’acciaccato Tonali con Brahim Diaz. Milan più debole e Milan inguardabile. Se è vero che, pur controllandolo a vista, l’Inter collezionava un’altra occasione su errore banale di Bennacer, servizio di Calhanoglu per Lautaro e conclusione non trattenuta da Maignan (52’).

Prima della marea di cambi, il flusso di luce di un gol annullato al Milan da Mariani (pessimo) su suggerimento di Mazzoleni. Da un angolo, la palla usciva dall’area interista per essere raccolta da Bennacer che la spediva in rete. Da Lissone, tuttavia, arrivava la chiamata e un fuorigioco di Kalulu rendeva vani gli ultimi venti minuti di partita. Buoni soltanto per la meritata passerella di Lautaro Martinez (dentro Dzeko al 71’) e per il terzo gol dell’Inter (81) siglato da Gosens (da due minuti al posto di Perisic) su cross di Brozovic. L’Inter suona le campane a festa, il Milan può solo sperare nella nuova proprietà per provare a vincere qualcosa. Anche quest’anno, se tutto va bene, arriva secondo.

IL TABELLINO

Inter-Milan 3-0

Marcatori: 4’e 40’ Lautaro, 37’ s.t. Gosens

Assist: 4’ Darmian, 40’ Correa, 37’ s.t. Brozovic

Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni (dal 34’ s.t. D’Ambrosio); Darmian, Barella, Brozovic, Calhanoglu (dal 28’ s.t. Vidal), Perisic (dal 34’ s.t. Gosens); Lautaro (dal 25’ s.t. Dzeko), Correa (dal 25’ s.t. Sanchez).

Milan (4-2-3-1): Maignan; Calabria (dal 28’ s.t. Krunic), Kalulu, Tomori, Hernandez; Tonali (dal 1’ s.t. Brahim Diaz), Bennacer (dal 28’ s.t. Krunic), Kessie; Saelemaekers (dal 1’ s.t. Messias), Giroud, Leao (dal 42’ s.t. Lazetic).

Ammoniti: Hernandez (M), Skriniar (I), Tomori

Espulsi:

Arbitro: Maurizio Mariani (della Sezione di Aprilia)

VAR & AVAR: Mazzoleni, Tolfo.

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