L'Italia e il problema attaccanti: la speranza di Mancini si chiama Juve

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Ciro Immobile continua a far fatica, Andrea Belotti fra mille infortuni e prestazioni non al top non riesce ad essere costante e per Roberto Mancini ora si sta aprendo un grande problema attaccante perché se la speranza resta quella di sbloccare la punta della Lazio, dall'altro canto un'alternativa credibile serve come il pane, a maggior ragione in gare bloccate in cui si fa fatica a segnare. Un problema, quello del gol, che potrebbe avere come soluzione quella di Moise Kean (non l'unica sia chiaro), ma per cui il ct dovrà sperare in un lavoro che non dipenderà da lui, bensì dalla Juventus.

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IN RITARDO - Kean è in ritardo evidente di condizione, ma il recupero del neo attaccante dei bianconeri, tornato in Italia dopo le esperienze all'Everton e al PSG, deve giocoforza andare oltre il solo recupero atletico. Sì perché in passato gli exploit fuori dal campo sono stati il peso che ha bloccato la crescita di uno dei talenti più importanti prodotto dai nostri vivai.

VITA DA PROFESSIONISTA - Non è un caso, infatti, che lo stesso Mancini abbia calcato la mano su quell'aspetto: "Kean L’abbiamo lasciato a casa prima dell’Europeo con grande dispiacere, ma gli abbiamo assicurato che sarebbe tornato. Deve giocare con continuità e giocare bene, comportandosi da vero professionista. Le qualità per fare bene le ha tutte, crediamo molto in lui”. Giocare con continuità e comportarsi da professionista in una piazza importantissima come la Juventus. Ora la palla per Kean passa tutta nelle mani del club bianconero che, comunque, sul suo futuro ha investito nuovamente per quasi 38 milioni di euro (bonus compresi) e che ora dovrà gestirlo. Ritrovarsi, come atleta, come professionista e come bomber, o riprendere una strada che non porta agli splendori a cui è destinato. Per Mancini e per l'Italia la speranza si chiama Juve.

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