Lo sfogo di Ferrero dal carcere: 'Scappare? Potevo farlo quando stavo girando Pechino Express. Ho avuto un malore dopo l'arresto'

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Dopo 24 ore di silenzio, sono arrivate dal carcere di San Vittore, dove attualmente è detenuto, anche le prime parole di Massimo Ferrero. Il presidente della Sampdoria, arrestato lunedì mattina dalla Guardia di Finanza, ​ieri ha ricevuto un cambio di vestiti puliti, e ha potuto avere un contatto con il suo avvocato Giuseppina Tenga. Poi, ha risposto al cellulare alla chiamata de Il Secolo XIX rilasciando le prime dichiarazioni dalla detenzione: "Sto bene, adesso sto bene, anche se sono in carcere. Ieri mi sono arrabbiato con i finanzieri che non mi hanno concesso di essere trasferito nella mia casa romana per assistere alla perquisizione e mi è uscito un fiotto di sangue dal naso, ho avuto un picco di pressione».

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Alle 10..57 il Viperetta aveva telefonato anche un altro dei suoi legali, Pietro Sommella proprio di Paola, in Calabria, per raccontare la sua versione dei fatti: "Ero qui a Milano per comprare il nuovo allenatore della Sampdoria invece alle sette di mattina sono venuti ad arrestarmi. Dicono che potrei fuggire: è una follia, dove potrei andare?".

E ancora: "​Se volevo, potevo far perdere le mie tracce quando stavo girando le puntate di Pechino Express. Non mi hanno mandato agli arresti domiciliari perché ritenevano che non era una misura adeguata. Ma se ho la Digos che mi segue da tempo e mi mettevano il braccialetto elettronico agli arresti domiciliari come potevo scappare?".

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