L'orgoglio italiano batte Covid e Uefa: da Roma a Londra, è stato l'Europeo dei tifosi azzurri

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Italiani popolo di santi, poeti, navigatori. E di tifosi di calcio, soprattutto quando gioca la Nazionale. Pochi Paesi nel mondo vivono Mondiali ed Europei come li viviamo noi, intensamente, visceralmente. Per noi non è solo un gioco, nel calcio troviamo un conforto, una cura, un sollievo ai problemi della vita, uno svago. E quando giocano gli Azzurri non conta nient'altro, ci mettiamo uno accanto all'altro, in un rito pagano, a far sentire la nostra passione, il nostro amore. Perché è sempre di amore parliamo, anche quando ci sentiamo traditi. Come nella terribile notte di Milano contro la Svezia, il punto più passo degli ultimi 30 anni.

Gli Europei che si sono appena conclusi sono stati i nostri, degli italiani. Da Roma a Londra, passando per Monaco di Baviera, i supporters azzurri ci sono sempre stati e non hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Certo, l'approccio contro la Turchia non è stato dei migliori, il popolo di Roma ci ha messo un po' a scaldarsi, spaesato dal ritorno allo stadio dopo un anno di partite davanti alla tv, ma contro Svizzera e Galles ha fatto sentire forte la sua voce. All'Olimpico come in Piazza del Popolo, che ha ospitato la Fan Zone più grande d'Europa, nelle case come nelle piazze, la passione è cresciuta con il passare dei giorni, è diventata travolgente quando si è capito che la squadra di Mancini sarebbe potuta arrivare fino in fondo.

Quando la Nazionale è volata in Germania e in Inghilterra sono stati gli italiani emigrati a prenderla per mano. Anche per un riscatto sociale. A Wembley, per gli ottavi contro l'Austria e la semifinale contro la Spagna, sembrava di giocare in casa, stesso discorso per Monaco di Baviera. Nonostante una normalità ancora lontana, nonostante le difficoltà legate alla pandemia Covid-19, tra biglietti limitati, registrazioni e tamponi. Solo contro l'Inghilterra, nell'ultimo atto, gli italiani sono stati numericamente inferiori. Colpa della Uefa, che prima ha confermato la final four a Londra, in un Paese nel quale obbliga qualsiasi persona proveniente da uno stato non UK a fare una quarantena di 10 giorni, poi ha ridotto i tagliandi a disposizione del popolo azzurro. Domenica lo stadio era quasi tutto di casa, ma il settore ospiti ha lottato come un leone. Sapeva che c'era da tifare gli Azzurri e rappresentare milioni di italiani nel mondo. Un popolo che vive di calcio. Che per passione e orgoglio non siamo secondi a nessuno.

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