Luci e ombre di Italia-Austria 2-1: l'analisi del giorno dopo

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Siamo ai quarti di finale! Possiamo gridarlo con orgoglio e soddisfazione, senza mai perdere quella sensazione di imperforabile ottimismo che ci ha accompagnato durante la spedizione europea. Nemmeno la cattiveria agonistica dell'Austria ha fermato l'Italia di Mancini, che ha dovuto sudare più del solito per qualificarsi al turno successivo e continuare a coltivare il sogno di vincere Euro 2020. Giusto cavalcare l'onda euforica che gli azzurri hanno saputo reso possibile grazie a mesi e mesi di duro lavoro, ma ciò non deve distoglierci dall'osservare la realtà con un occhio critico.

Roberto Mancini, Gianluigi Donnarumma | Marc Atkins/Getty Images
Roberto Mancini, Gianluigi Donnarumma | Marc Atkins/Getty Images

Abbiamo rischiato di uscire dal torneo, è vero, se non fosse stato per un doppio fuorigioco segnalato dal VAR prima sul gol di Arnautovic, poi su una sbracciata pericolosissima di Pessina in area di rigore, che sarebbe sicuramente costata un penalty per gli austriaci. Passato lo spauracchio, sono bastati pochi minuti di lucidità all'Italia per mettere le cose in chiaro: uno-due firmato da Chiesa e lo stesso Pessina, che si è subito riscattato. Entrambi sono subentrati a gara in corso, dando freschezza e maggiore dinamismo alla manovra offensiva. L'esterno della Juventus ha avuto un impatto sicuramente migliore rispetto a Berardi, così come lo stesso Belotti nei confronti di Immobile. Bene Spinazzola, eletto Man of the Match, male Di Lorenzo, Verratti e Barella.

Matteo Pessina | Claudio Villa/Getty Images
Matteo Pessina | Claudio Villa/Getty Images

Un piccolo passo falso è ammesso, purché non rovini quanto di buono fatto finora. Ecco perché sarà fondamentale per la prossima partita (contro Portogallo o Belgio) riflettere bene sulle scelte che potrebbero compromettere una partita. Sarebbe giusto far rifiatare chi ha speso tanto in questi giorni, proponendo gioventù e classe di coloro i quali hanno dimostrato di poter vestire la maglia azzurra. Senza, però, alterare il tasso tecnico di una squadra che, nonostante mille difficoltà, sa fare gruppo e reggere ogni pressione negativa sulle spalle. L'abbiamo sempre sottolineato: il gruppo è la vera forza di questa Italia, ora però serve anche il leader che si riveli in grado di risolvere le partite. Anche da solo.

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