Lukaku, il gigante da 20 milioni che si scopre sempre più fragile. Inascoltata la lezione di Conte

Un gigante buono che si scopre sempre più fragile col passare del tempo. L'ennesimo intoppo fisico, occorso proprio quando il giocatore stava provando ad aumentare i giri del proprio motore per entrare in forma Mondiale, rivela una faccia diversa del Romelu Lukaku che avevamo imparato a conoscere nelle ultime stagioni. Un attaccante che poggia gran parte della sua efficacia su una condizione fisica ottimale e che fa della prepotenza atletica il suo cavallo di battaglia. Ma anche un panzer che, proprio perché in possesso di una muscolatura molto possente e pesante, necessita di una gestione particolare e specifica: un enigma per certi versi affascinante che in epoca recente solo due professionisti come Antonio Conte e Antonio Pintus hanno saputo risolvere.

NESSUNO COME CONTE - Non può essere un caso se, nel biennio nerazzurro sotto la gestione dell'allenatore salentino e del preparatore atletico che ha fatto le fortune di diversi top team europei, Lukaku ha saputo abbinare un rendimento in campo mai così determinante per la sua squadra ad un'efficenza fisica che non lascia spazio ai dubbi. Dall'estate 2019 al maggio 2021, il belga ha collezionato un totale di appena 8 partite saltate e 25 giorni di stop (fonte transfermakt), un numero piuttosto basso se si considera che mediamente una stagione consta di 40-50 gare. Statistiche diametralmente opposte a quelle delle annate sportive precedenti e successive alla prima esperienza interista dell'attaccante classe '93: al Manchester United (dal 2017 al 2019) resta ai box complessivamente 82 giorni per infortuni di varia natura, i più seri dei quali rimandano proprio alla solita fragilità muscolare.

QUESTIONE DI PREPARAZIONE - Problema che si ripresenta in maniera ancora più pronunciata nelle ultime due stagioni, quelle nelle quali Lukaku torna a svolgere un tipo di lavoro di potenziamento fisico sul quale Conte e Pintus erano riusciti a porre dei limiti per privilegiare quello sull'esplosività. E così al Chelsea, al di là di un'incompatibilità tecnica evidente con Tuchel, a pesare in maniera decisiva sul giudizio estremamente negativo della stagione scorsa è quell'infortunio dell'ottobre 2021 che lo manterrà ai margini sino ai primi dicembre e che gli creerà grosse difficoltà nel ritrovare quella condizione mai alimentata da una certa continuità di impiego. Problemi su problemi che si ripropongono nell'estate appena andata in archivio, condizionata pure da una preparazione tormentata e da un trasferimento di mercato forzato a tutti i costi. Una macchina della cilindrata di Lukaku necessitava probabilmente di altro rodaggio e così, dopo appena tre partite di campionato, il motore si inceppa e costringe il gigante belga a due mesi di stop.

I CONTI NON TORNANO - Tra tentativi di rientro anticipato che naufragano a più riprese e stop and go dalle logiche misteriose. Fino al sospirato ritorno in campo in Champions League contro il Viktoria Plzen (7 minuti e un gol) e sabato scorso contro la Samp in campionato (22 minuti) e al nuovo contrattempo delle scorse ore. Che mette estremamente a repentaglio le chance di strappare la convocazione col Belgio per il Mondiale che prende il via tra 3 settimane. E che rischia di privare l'Inter e Simone Inzaghi di Lukaku fino al prossimo gennaio. Limitando ad appena 7 apparizioni e ad un totale di 256 minuti il suo apporto sul terreno di gioco: decisamente poco per un giocatore che quest'anno peserà a bilancio per poco meno di 8 milioni di euro per il prestito oneroso dal Chelsea e che costerà alla società nerazzurra 11 milioni lordi di ingaggio.