L'uomo della 26ª giornata di Serie A: Alvaro Morata, da gregario a trascinatore e centravanti totale

Davide Martini
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È l’unico bianconero ad essere andato in gol in tutte le competizioni e questo già gli basterebbe per la copertina, visto che quello che aveva lasciato l’Italia non era esattamente un cecchino inesorabile nelle aree avversarie. E invece poco dopo la boa di metà stagione Alvarito è vicino a quota 20 centri tutto compreso, sette dei quali in campionato, uno solo in meno della propria miglior prestazione in Serie A, datata 2014-’15, prima stagione alla Juventus.

A 28 anni un calciatore è nel pieno della propria maturazione, non della propria formazione, eppure i quattro anni trascorsi tra Real Madrid, Chelsea e Atletico sembrano aver completato il bagaglio tecnico tattico di Morata, tornato in Italia sì con già conoscenze di base del nostro calcio, ma anche con notevoli miglioramenti a livello di freddezza sottoporta e di saggezza tattica.

La generosità, quella che lo portava a dare tanto per la squadra lontano dalla porta a costo di perdere lucidità nei 16 metri finali, c’era sempre stata, ma adesso Alvaro corre in maniera più intelligente, grazie in particolare al lavoro svolto con Diego Simeone. Pirlo, che c’ha giocato insieme per una stagione, si è ritrovato alle dipendenze un giocatore più completo e la partita contro la Lazio ne è la dimostrazione.

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L’infezione virale è alle spalle, la condizione atletica non è ancora al top, ma intanto arriva la prima doppietta in campionato, dopo le due in Champions contro Dinamo Kiev e Fenerbahce. Con tanto di tripletta sfiorata di testa. Il gol su azione è un inno al nuovo, vecchio Alvaro: cavalcata, ma anche senso del gol. I 9 assist stagionali sono il biglietto da visita ideale in vista del riscatto dall’Atletico, soluzione caldeggiata dallo spagnolo, oltre che dalla famiglia, perché Alvaro a Torino si è sempre sentito a casa ed ora ancora di più.

Il bello deve ancora venire perché la prestazione da centravanti unico contro i biancocelesti non deve ingannare sulla duttilità del ragazzo, che è il miglior partner offensivo possibile per l’amico Cristiano Ronaldo. Pirlo gli ha fatto mettere minuti nelle gambe pur con il rischio di perderlo in vista della gara contro il Porto, che invece lo vedrà partire titolare nel probabile 4-4-2 di Champions in cui farà coppia proprio con CR7, che l’ha avvicendato nell’ultima partita di campionato.

Alvaro Morata e Cristiano Ronaldo | Jonathan Moscrop/Getty Images
Alvaro Morata e Cristiano Ronaldo | Jonathan Moscrop/Getty Images

Dopo aver inseguito Milik, Dzeko e Suarez la Juventus ha scoperto che il centravanti ideale aveva prezzi inferiori e conosceva bene già l’ambiente. A Torino arrivò ragazzo da crescere all’ombra di un mostro sacro come Tevez. Ora al mostro sacro Alvaro guarda negli occhi, conì il compito di prendere per mano Chiesa e Kulusevski. Fattibile.

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