L'uomo della 30ª giornata di Serie A: Victor Osimhen, quel 9 che Gattuso non ha (quasi mai) avuto

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Davide Martini
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Leggere negli occhi di Gennaro Gattuso non un esercizio particolarmente difficile. Del resto si sta parlando di uno dei personaggi più sinceri e trasparenti del mondo del calcio, al quale però la società ha messo il bavaglio attraverso quel silenzio stampa che dura ormai da settimane e volto ad evitare domande sul futuro dello stesso tecnico, ormai segnato e lontano da Napoli.

Gennaro Gattuso | Getty Images/Getty Images
Gennaro Gattuso | Getty Images/Getty Images

Fin quando ha potuto parlare, però, Ringhio non ha mai negato il rimpianto di non aver potuto contare quasi mai sul proprio reparto offensivo al completo e in particolare sul duo Dries Mertens-Victor Osimhen. Sulla carta due centravanti, quindi in concorrenza per una squadra che gioca con una sola punta centrale, ma in realtà compatibili viste le caratteristiche molto diverse. Solo dalla primavera in avanti il belga ha risolto i problemi alla caviglia che lo hanno tormentato per mesi e il nigeriano ha scacciato la sfortuna che lo ha perseguitato, anche se in parte… indotta per quella festa privata in piena pandemia.

In verità adesso che sono tutti in forma, il buon Ringhio ha capito quanto sia difficile fare coesistere i propri due attaccanti centrali più forti, se è vero che contro la Juventus è toccato all’ex Lilla iniziare dalla panchina, destino cui è invece andato incontro il belga a Genova contro la Sampdoria. Fatto sta che cinque vittorie nelle ultime sei partite con l’infermeria quasi vuota gridano vendetta rispetto a come sarebbe potuta andare la stagione, su tutti i fronti.

Ora c’è invece solo da inseguire a fatica un posto nella prossima Champions League anche per evitare un ridimensionamento negli obiettivi futuri che rischia di mettere a rischio il futuro a Napoli di più di qualche big, da Fabian Ruiz a Koulibaly e magari anche lo stesso Osimhen. Fatto sta che a Genova il 9 azzurro sforna una delle migliori prestazioni della sua annata, che era iniziata molto bene salvo poi flettere, anche prima dei guai fisici e personali, a causa del doveroso periodo di ambientamento da concedere a una realtà tattica molto particolare come quella italiana. Il gol che chiude la partita è il pezzo forte del repertorio, la cavalcata in solitaria, ma arriva con un bel destro non banale sul primo palo.

Osimhen dopo il goal alla Sampdoria | MB Media/Getty Images
Osimhen dopo il goal alla Sampdoria | MB Media/Getty Images

Prima però c’è stato molto altro, ovvero movimenti sempre funzionali alla manovra offensiva, da boa per aprire spazi agli inserimenti dei centrocampisti, come nell’azione del gol di Fabian Ruiz. Vince il duello fisico con Colley, uno che aveva fatto soffrire anche Ibrahimovic, mostrandosi molto cresciuto a livello di partecipazione al gioco rispetto alle prime uscite stagionali, anche in un primo tempo nel quale è a lungo poco servito e deve rendersi utile solo con le sportellate.

La sua stagione riporta appena cinque gol, tutti in campionato, ma in meno di 1000 minuti giocati. Giudicarlo solo sul piano realizzativo sarebbe ingeneroso, così come lo sarebbe dare il voto all’era Gattuso solo in base a quello che sarà il piazzamento a fine campionato.

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