L'uomo dell'andata dei quarti di Champions: Toni Kroos, il leader silenzioso che dipinge calcio

Davide Martini
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L’obiettivo è chiaro. Entrare nella ristretta cerchia, formata da appena otto giocatori, capaci di vincere cinque edizioni della Coppa dei Campioni/Champions League. Che poi tutti questi calciatori appartengano al Real Madrid e non a una versione qualunque dei Blancos, bensì a gruppo dello squadrone degli anni ’50-60, quello di Puskas, Gento (primatista assoluto a quota 6) e di Alfredo Di Stefano (uno degli “obiettivi” a quota cinque), e siano di nazionalità spagnola o argentina non può che essere una motivazione in più per uno dei centrocampisti più forti e intelligenti del calcio moderno, pronto a diventare il tedesco più vincente di sempre in Europa.

Toni Kroos è arrivato a Madrid il 14 luglio 2014, ovvero 24 ore dopo aver alzato la Coppa del Mondo con la sua Germania. L’utilità del suo acquisto nell’architrave della squadra che Florentino Perez aveva appena visto trionfare in Champions con Carlo Ancelotti alla guida non fu mai in discussione, fin dall’inizio, al netto degli “appena” 25 milioni di euro pagati al Bayern Monaco. In quasi sette stagioni complete Kroos è diventato uno degli idoli dei tifosi, impresa non facile per un teutonico poco incline alla risata e soprattutto terribilmente, quasi drammaticamente, sincero, in ogni circostanza.

Toni Kroos e Carlo Ancelotti | JAVIER SORIANO/Getty Images
Toni Kroos e Carlo Ancelotti | JAVIER SORIANO/Getty Images

Solo quando ha un microfono davanti alla bocca, infatti, Toni sa essere a tratti più performante rispetto a quando ha un pallone tra i piedi. Ronaldo o Messi, il Barcellona o il calcio moderno con le sue stranezze, tra ritmi condensati e esultanze stravaganti. Nulla, negli anni, è sfuggito alla spesso algida, ma quasi sempre lucida, riflessione di colui che è universalmente riconosciuto come uno dei calciatori più seri e maturi del panorama mondiale. Oltre che tecnici e duttili. Kroos ha attraversato diverse ere del Real, quella trionfale delle tre Champions consecutive con Cristiano Ronaldo in campo e quella della lenta ricostruzione che adesso sta vedendo la luce grazie al talento e alla freschezza di giocatori come Vinicius, grazie alla bravura di Zidane, ma soprattutto al carisma che Kroos e Modric hanno saputo sfoderare dentro e fuori lo spogliatoio.

Luka Modric e Toni Kroos | Quality Sport Images/Getty Images
Luka Modric e Toni Kroos | Quality Sport Images/Getty Images

L’attuale stagione lo vede ai primi posti in tutte le classifiche di rendimento, in Liga come in Champions e l’andata contro il Liverpool è stata la sublimazione del suo bagaglio di centrocampista completo. I due assist mostruosi e vincenti per i primi due gol della serata sono un retaggio del suo passato da trequartista, qualità temperate negli anni con un’intelligenza tattica che lo rende in grado di rallentare il gioco quando serve per poi accelerarlo al momento opportuno e meno prevedibile per gli avversari.

Sembra impossibile pensare che una squadra in cui giocano insieme il tedesco e Modric possa avere gli equilibri difensivi che questo Real sta mostrando di possedere e invece il segreto del nuovo corso dei Blancos è proprio questo. Un centrocampista completo il cui bagaglio di conoscenze sembra incredibilmente in continuo aggiornamento, in grado di regalare magie anche giocando in spazi stretti e soprattutto di essere il prolungamento in campo del proprio allenatore, per quella capacità di essere leader silenzioso, ma estremamente carismatico

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