Ma Rabiot è da Juventus?

Roberto Cazzato
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Uno degli alter ego più famosi di David Bowie era il Thin White Duke, il magro duca bianco. Un personaggio oscuro, che cantava storie d'amore con una freddezza angosciante. In seguito Bowie descrisse le canzoni di quel periodo come canzoni di un'altra persona, di qualcuno che non era lui. Adrien Rabiot, nell'ultima stagione, ha pensato, forse, di omaggiare il grande cantautore britannico, portando sul campo e nel suo gioco le caratteristiche del Duca Bianco: l'eleganza, certamente, ma che trascinava con sé un costante sentimento di inquietudine, di paura, una sottile e alta presenza oscura che si muoveva con così tanta leggiadria che diventava impossibile non notarla. Non a caso, a Parigi, Adrien Rabiot era soprannominato Le Duc, il Duca.

La prima stagione in Serie A di Rabiot è scomponibile in due sezioni: il periodo prima della sospensione del campionato e quello dopo la ripartenza. Partiamo con il dire questo: la stagione di Rabiot, complessivamente, è stata insufficiente. Gravemente insufficiente. Certo, in questa valutazione hanno un grosso peso le prestazioni di tutta la Juventus, che, nonostante la vittoria dello scudetto, non è mai sembrata in grado di giocare in modo proattivo, come chiedeva Sarri, e, in generale, non è mai riuscita a dominare il campo, tranne che in qualche rara occasione. Ma Rabiot è tanto vittima quanto artefice della difficile stagione dei bianconeri.

Rabiot è sempre stato un giocatore molto peculiare, con caratteristiche uniche. Una mezzala che riempe le sue partite di incursioni offensive, ma anche un centrocampista box-to-box completo, con una visione di gioco non indifferente. Il fisico magro e asciutto, in coppia con i suoi 188 cm, sarebbe potuto essere un limite, specialmente a centrocampo, ma Rabiot riesce facilmente nella conduzione e nella protezione palla, riuscendo a rimanere in equilibrio, anche in corsa, nonostante sembri che alla prima folata di vento possa volare via. Al PSG ha fatto vedere più volte tutte queste qualità, e questo lo ha reso uno dei giocatori più interessanti, tra il 2015 e il 2019, del panorama mondiale.

A Torino, Rabiot ha dimostrato, per la prima parte della stagione, molto raramente queste qualità, diventando un giocatore a volte quasi dannoso, con errori, anche gravi e inspiegabili, sia in possesso sia nei movimenti senza palla, praticamente mai pericolosi. Sia chiaro, Rabiot non è mai stato un goleador, né un tiratore compulsivo, ma i suoi movimenti erano più un'azione di disturbo, a trascinarsi i difensori, mentre alla Juve sembrava recare più disturbo ai tifosi che altro. Il giro palla dei bianconeri era lento e compassato, e Rabiot non faceva altro, in alcuni casi, che renderlo ancora più sterile, limitandosi a non perdere palla troppe volte. Per onor di cronaca, Rabiot aveva già iniziato a dimostrare questa sua involuzione nell'ultimo anno al PSG, ma i vari ostacoli contrattuali, la gigantesca ombra della madre-agente e le poche partite giocate, potevano essere tranquillamente degli indizi per guardarlo come un calo temporaneo e giustificato. Ma dopo un'altra stagione più che sottotono, possiamo dare ancora una chance al Duca?

Nelle partite dopo la ripresa del campionato, al netto di una Juve che sembrava pian piano abbandonare ormai definitivamente i concetti di gioco di Sarri, senza però uscire da quel pantano di non-gioco in cui si era ritrovata, Rabiot inizia a crescere e a migliorare sensibilmente. Si iniziano a vedere dei tiri pericolosi, una conduzione palla più sicura e meno errori in fase di impostazione. Insomma, per quanto rimangano alcuni limiti, Rabiot è riuscito nella parte finale della stagione a riscattare un minimo tutto il resto dell'anno, per quanto il giudizio rimanga decisamente negativo. L'apice della sua stagione l'ha raggiunto nella partita contro il Milan a San Siro, dove segna il suo (bellissimo) primo gol in Serie A, e gioca la maggior parte della partita da grande centrocampista, illuminando gli occhi dei tifosi juventini, che forse possono ancora sperare in quel francese pagato 7 milioni l'anno. Però la partita la vince il Milan, e la vince 4-2, macchiando la miglior partita di Adrien con la maglia della Juve di una sconfitta dolorosa per chi, come i bianconeri, è abituato a vincere.

Nelle prime due partite di questa stagione, Rabiot sembra aver preso la decisione di riassumerci tutto l'anno appena passato: una buona prestazione contro la Sampdoria alla prima di campionato, seguita da una pessima prova contro la Roma, condita da un'espulsione. Il bilancio per il francese è tutt'altro che positivo, e se la Juventus vuole cercare di rimanere ai piani alti, Rabiot sembra adatto soltanto per la panchina. Una panchina da 7 milioni di euro l'anno.

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