Magrini (Aifa): "Ho preso il covid per imprudenza. Sono stato ricoverato 12 giorni"

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
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(Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)
(Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)

“Non ho mai temuto di finire in terapia intensiva, ma aver visto il peggioramento improvviso al quarto, quinto giorno di malattia, di persone a me vicine mi ha fatto capire quanto sapessimo poco del virus e quanto vada temuto”. Così si confessa al Corriere della Sera Nicola Magrini, direttore di Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco dopo aver raccontato ad Agorà di aver contratto il Covid.

“Credo di essere stato contagiato a Bologna da un medico, mio conoscente. Lui il mercoledì ha saputo di essere positivo e io il venerdì ho avuto febbre e qualche sintomo. Il sabato ancora febbre, la domenica mattina dopo un nuovo tampone all’aperto allo Spallanzani, positivo anch’io. Lo riconosco, sono stato imprudente. Ero al primo mese del nuovo incarico e in quelle settimane ho visto tanta gente e stretto troppe mani”.

Magrini ha raccontato di aver contagiato anche la moglie in maniera più grave. “Io invece, a parte i primi due-tre giorni immobile a letto, con grande stanchezza e dolori muscolari, ho ripreso bene grazie anche agli impegni di lavoro che continuavo a mandare avanti. Le mie riunioni sia in Aifa sia con il Cts e la Protezione civile non si sono mai interrotte”, ha aggiunto.

In merito alla terapia farmacologica, Magrini ha precisato che “il cortisone è il cardine delle cure: è provato che riduce la mortalità. Un secondo pilastro è l’eparina. All’inizio del prossimo anno arriveranno gli anticorpi monoclonali, opzione preziosissima. Il plasma iperimmune? Non si sa ancora se funziona, neppure negli Usa dopo oltre 4 mila pazienti trattati. Quanto al remdesivir servono nuovi studi”, ha concluso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.