Marchisio: "Pirlo è un profilo da Juve. Chiesa? Ingiusto pagarlo 60 milioni"

Antonio Parrotto
·3 minuto per la lettura

Il Principino Claudio Marchisio racconta la 'sua' Juventus. L'ex centrocampista bianconero ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport raccontando le sue sensazioni sulla nuova Juve di Andrea Pirlo, con l'arrivo di Federico Chiesa e non solo. Ecco le sue parole.

Chiesa?

"Federico è un talento vero, italiano. Non aiuta il contesto, vale per tutti: c’è troppa pressione, che nasce dal mercato. Non è giusto che uno come lui, che a Firenze lottava per la salvezza, costi 50-60 milioni. Poi arrivi in un club come la Juve e devi subito dimostrare: con cifre diverse, per loro sarebbe più facile".

I risultati?

"Ok, con il Barça ha fatto male, come tutti, ma a Crotone, nonostante il rosso, ha offerto spunti e regalato l’assist. Dovrà trovare il modo di stare in campo: con la Fiorentina girava sui 60-70 metri, qui servirà giocare anche nello stretto. Cambia molto, ma lo aspetto: esploderà. Dejan, invece, è un talento puro: si è inserito velocemente, step non scontato quando fai il salto".

Andrea Pirlo, Juventus, Allianz Stadium | Valerio Pennicino/Getty Images
Andrea Pirlo, Juventus, Allianz Stadium | Valerio Pennicino/Getty Images

Pirlo?

"Chi conosce il mondo bianconero sa che può essere il profilo giusto. Serve pazienza, il club lo sapeva e non bisogna etichettarlo in modo negativo: lui non è il nuovo allenatore della Juve, ma proprio un nuovo allenatore. Ha appena iniziato, ma ha le idee per lasciare il segno. Guida la squadra da battere. E tra le big è l’unica che ha cambiato così nettamente: in una situazione normale, il mister avrebbe avuto molto più tempo per incidere. Quest’anno, per il Covid-19 e la partenza in ritardo della stagione, non è stato possibile. Vero, i problemi visti con il Barcellona non piacciono, tuttavia guardo in prospettiva: il gruppo crescerà, ancor di più quando rientreranno i big che ultimamente sono mancati".

Cambiamento?

"Certo, l’età-media era alta. Alcuni uomini, per motivi fisici e motivazionali, cominciavano a dare qualcosa in meno. Il cambiamento è appena iniziato, proseguirà quando non ci saranno più Buffon e Chiellini. E non dimentico Bonucci: un gigante, ma non è un ragazzino".

Centrocampo?

"Si gioca a due: non so se sia per una volontà precisa o per il fatto che Bentancur e Arthur non siano registi veri. Il brasiliano è qui da poco, prima di giudicarlo vorrei vederlo con regolarità".

Sarri?

"È un ottimo allenatore: l’ha dimostrato a Empoli, Napoli e Londra. E comunque, a Torino, ha vinto. Mi spiace sia andato via: dopo molti anni con Allegri fa pensare che una società del genere, che storicamente dà fiducia ai tecnici, l’abbia sostituito in modo così rapido. Evidentemente, qualcosa non è scattato... L’azzardo non è stato scegliere Pirlo, ma cambiare in un periodo tanto particolare".

Dybala?

"Un classico per i numeri 10: o li ami o li “odi”. Dovrà rafforzare la sua importanza all’interno del gruppo diventando sempre affidabile: per fare il salto definitivo non dovrà più “scomparire”, sia nei 90’ che nel lungo periodo. Ronaldo e Morata? Con Paulo formano un tridente perfetto: Cristiano è sempre decisivo, Alvaro fa giocare bene i compagni. È la punta ideale".

Inter?

"Con la rosa al completo, la Juventus rimane superiore. Solo la mediana deve essere sistemata. La Serie A è una gara a tappe: fino a Natale bisogna sbagliare il meno possibile, chi ci riuscirà avrà un vantaggio importante nel 2021. In Champions, invece, no problem per il girone: dagli ottavi in poi, vedremo. È presto, parliamone tra un po’...".

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