Marotta è convinto di aver fatto tutto il necessario: ora tocca a Inzaghi meritarsi la panchina dell'Inter

“La situazione è grave, ma non è seria”, diceva Ennio Flaiano in altri tempi. Si parlava di politica, materia che almeno per il momento non tocca da vicino Beppe Marotta, impegnato invece ad individuare ogni rimedio possibile per risollevare l’Inter dall’involuzione tecnica e psicologica che l’ha colpita in questo inizio di stagione (già 3 ko in campionato e uno in Champions col Bayern). L’amministratore delegato nerazzurro è già intervenuto una volta per provare a stoppare sul nascere i primi venti di crisi, dopo la doppia sconfitta col Milan e i campioni di Germania, ed è convinto di aver messo a disposizione di Simone Inzaghi tutti gli strumenti necessari per imprimere una svolta.

C'E' FIDUCIA - Il confronto alla presenza dei calciatori per richiamarli alle proprie responsabilità e ribadire la fiducia nell’operato del tecnico piacentino ha rappresentato un messaggio inequivocabile circa la convinzione in un progetto che ha portato pure al rinnovo del contratto dell’ex Lazio fino al 2025 e alla conferma dei pezzi pregiati della rosa, sfidando ripetutamente i tentativi del presidente Zhang di fare cassa attraverso qualche cessione illustre. Arrivati a questo punto, l’Inter si aspetta un cambio di marcia proprio da parte di Inzaghi, che anche in occasione della pessima prestazione di Udine ha destato più di qualche perplessità nella lettura della partita e nella gestione dei cambi. Avanti dunque con l’attuale allenatore, ma fino a quando?

L'ESAME DELLO SPOGLIATOIO - L’intendimento del club di Viale della Liberazione è di non toccare nulla almeno fino alla sosta lunga del campionato e arrivare quindi a metà novembre, quando la Serie A lascerà spazio al Mondiale in Qatar, prima di fare eventuali nuove valutazioni. La convinzione è che, nel mese abbondante a disposizione dopo la pausa per le nazionali iniziata oggi, i conti inizieranno a tornare anche perché l’attuale organico è costruito su misura e in base alle esigenze tattiche del successore di Conte e con un Lukaku in più nel motore la situazione non può che migliorare. Tocca all’allenatore dunque trovare il modo di far ripartire una squadra che soltanto pochi mesi fa chiudeva il campionato ad appena due punti dallo scudetto. E convincere, insieme alla dirigenza, uno spogliatoio che anche durante la partita di Udinese (Bastoni è un esempio lampante) non è sembrato propriamente in sintonia con la sua guida tecnica.