Marotta: 'Inter fuori dal tunnel. Agenti? Commissioni alte, è inaccettabile! Se arrivano offerte per i nostri top...'

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Beppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter, parla al Corriere della Sera, dicendo la sua sulla situazione dello sporto e del calcio in Italia e, ovviamente, su quella legata ai nerazzurri: “C’è un freno politico verso lo sport che è un fenomeno di aggregazione, un deterrente sociale, migliora la salute dei cittadini. Lo sport d’élite ha risvolti eticamente impopolari, ma è il 13° compartimento industriale del Paese, va attenzionato meglio. All’estero esistono i Ministeri dello Sport. In Italia lo sport non è considerato rilevante nell’economia del Paese. Abbiamo un contesto legislativo obsoleto. Il Covid ha portato una perdita di 1,2 miliardi alla Serie A. Al governo ci siamo rivolti non per un ristoro, ma per un differimento delle imposte. Il contribuente avrebbe visto inalterato il bilancio dello Stato che nel 2005 prese invece 450 milioni dal Credito Sportivo. A noi è negato qualsiasi aiuto”.

AUTOCRITICA? - “Il costo del lavoro è sproporzionato. I club vanno sempre alla ricerca di una maggiore competitività, del risultato, a discapito del rispetto di equilibri economici. Un tempo i presidenti furono definiti ‘Ricchi e scemi’. Non ce ne sono più, il mecenatismo è morto. Servono proprietà competenti, stabilità e continuità. Anche a danno dei risultati sportivi”.

PER RISOLLEVARSI - “Valorizzazione delle proprie risorse, contenimento dei costi e incremento delle strutture. Non vince chi più spende, meglio far vivere il valore della competenza”.

I FONDI D’INVESTIMENTO - “Non ho nessuna preclusione. Il problema non è economico, il bilancio si sistema con il calciomercato o con l’aumento di capitale. Le società falliscono per mancanza di cassa. I fondi garantiscono liquidità, devi però negoziare le condizioni d’ingresso. La Serie A ha venti proprietari, un condominio dove non si è mai d’accordo”.

LA SUPERLEGA - “E’ un grido d’allarme, di disperazione, di alcune società con un forte obiettivo competitivo. Va rivisto il modello organizzativo. Nella forma potevamo agire meglio, ma il fine giustifica i mezzi . Covid e indebitamento affogano i club. La difficoltà è coniugare i concetti di business e meritocrazia”.

IL CALCIO - “La Champions nel 2024 aumenterà di 100 partite, la Fifa vuole il Mondiale biennale: ma la tutela delle società dov’è? Se ti do un giocatore per due mesi, perché devo pagarlo io. Sono contrario. Significa limitare le attività dei club e aumentare l’usura e il rischio di infortunio dei calciatori”.

IL CAMPIONATO - “Si deve scendere a 18 squadre e non solo. Le leghe inferiori stanno in piedi grazie a un concetto mutualistico di assistenza. Per le leghe minori si potrebbe reintrodurre il semi professionismo”.

DAZN - “Le società devono ottimizzare la vendita, ma la tutela del prodotto è importante. Va garantita la diffusione e la bellezza dello spettacolo. Oggi il backstage è quasi più importante della partita. La Serie A ha perso appeal, è un campionato di transizione, Lukaku docet. Il campione arriva e va via, prima restava”.

LA SITUAZIONE DELL’INTER - “La nostra condizione è alla pari degli altri club e stiamo pagando regolarmente gli stipendi, anche gli ultimi di settembre. La contrazione finanziaria è legata ai mancati introiti da Covid. Il nostro azionista in 5 anni ha messo 1 miliardo di euro, eticamente non è sostenibile. Siamo usciti dal tunnel. C’è stabilità, la cassa dà tranquillità. Zhang ha passione. Il presidente ha ribadito più volte l’impegno a lungo termine nell’Inter”.

SU LUKAKU - “Vendo Lukaku a 115 milioni e lo sostituisco con Dzeko a zero: sul campo non c’è questo divario. Lukaku è andato via per prendere il doppio, in Italia certe cifre non possono esistere. Nel 2000 la Serie A fatturava più di tutti, in 20 anni siamo diventati periferici. L’Inter è da scudetto, non dobbiamo dispensare illusioni ma l’ambizione è parte integrante del club. Ce la giochiamo con tutti. L’obiettivo resta qualificarsi per la Champions. Inzaghi sta lavorando bene, gli va dato tempo di conoscere il fenomeno Inter. Magari alcuni gol erano evitabili, lì dobbiamo migliorare”.

SE ARRIVANO OFFERTE… - “La volontà del giocatore è determinante. Come manager non sono preoccupato del vendere, ma del comprare bene. Nessun club in Italia può garantire un grande stipendio a un calciatore. Gli agenti? Un’attività da regolamentare. Rappresentano una voce pesante: 138 milioni di euro in Italia di commissioni la scorsa stagione. Inaccettabile”.

SU BROZOVIC - “E’ in scadenza, servirà più tempo, ma ho fiducia. Per Barella e Lautaro si va verso una gratificazione e un prolungamento del contratto. Siamo vicini”.

IL MERCATO - “Non sono consentiti investimenti rilevanti. Oggi Lukaku a 75 milioni non potrei comprarlo. Ma non ci possiamo accontentare, servono investimenti mirati e contenuti”.

CONTE - “Non abbiamo litigato. E’ un argomento delicato, dovrebbe esserci lui per discuterne tutti insieme”.

IL FUTURO DI MAROTTA - “Aspettiamo che torni Zhang, credo si possa continuare assieme. Dopo l’esperienza all’Inter cercherò qualcos’altro fuori dai club. A me piace la politica dello sport, magari un ruolo istituzionale, mi piacerebbe”.

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