Messi ricorda Guardiola: "Mi spiegò il falso-nueve nel suo ufficio"

Lionel Messi racconta la sua evoluzione tattica: dalle giovanili al 'falso nueve' di Guardiola, passando per il Barcellona di Rijkaard.
Lionel Messi racconta la sua evoluzione tattica: dalle giovanili al 'falso nueve' di Guardiola, passando per il Barcellona di Rijkaard.

Una carriera leggendaria per Lionel Messi, che all'età di 32 anni si guarda indietro e ripercorre le prime tappe della sua storia calcistica, sottolineando un'evoluzione tattica che lo ha portato sul tetto del mondo per anni.


Ai microfoni del canale ufficiale de 'La Liga', la 'Pulce' del Barcellona torna ai tempi delle giovanili, quando veniva schierato da mezzapunta o da esterno sinistro:

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"Avevo fatto già uno o due anni di calcio a 11 in Argentina con il Newell’s e giocavo già dietro la prima punta. Poi quando sono arrivato al Barça si usava il 3-4-3 ed era perfetto per me, perché giocavo al vertice offensivo del rombo di centrocampo, così potevo muovermi come facevo quando ero ragazzino ed ero molto libero. Qualche volta però ho giocato anche da ala. Raramente, ma ho fatto anche quello".

Poi il debutto nel grande Barcellona di Rijkaard in un tridente da sogno con Eto'o al centro e Ronaldinho a sinistra:

"Effettivamente non avevo altra scelta e mi hanno mandato a destra. Rijkaard mi ha messo sulla destra: una ruolo totalmente nuovo per me perché non avevo mai giocato in quella posizione. Mi sono dovuto adattare a quel lato e ci ho fatto l’abitudine. Ero contento perché giocavo e uno vuole giocare sempre. Per cui poco a poco mi sono anche affezionato a quella posizione. Quando giocavo a piede invertito e quando tagliavo dentro il campo avevo il mio piede forte per cui era facile per me accentrarmi e avere tutto il campo davanti, quindi mi sono abituato in fretta. Noi all'epoca giocavamo con Giuly, insieme Eto’o e Ronaldinho e poi io ho iniziato a giocare in quel ruolo, più tardi si cominciò a usare di più ed era più comune vedere gli esterni a piede invertito".

L'arrivo di Guardiola al Barcellona ha portato Messi a giocare più centrale nel nuovissimo ruolo di 'falso nueve':

"Ricordo che fu una sorpresa per me, perché mi chiamò il giorno prima della partita, mi fece venire al centro d’allenamento, nel suo ufficio. Mi disse che aveva guardato molto le partite del Real Madrid, come faceva sempre con tutti gli avversari, che aveva parlato con Tito e che avevano pensato di farmi giocare come falso-nueve. Che avrebbero messo Eto’o ed Henry larghi e che io sarei stato il falso-nueve: per abbassarmi con i centrocampisti. L'idea era che i difensori centrali mi avrebbero seguito, lasciando spazio perché i due esterni veloci che avevamo potessero affondare alle loro spalle. In effetti, c'è stato un bel goal di Henry che è nato così. È stata una sorpresa per noi e per il Real Madrid. Ricordo in quella partita abbiamo avuto molto possesso, eravamo sempre uno in più in mezzo al campo e io, anche se non avevo mai giocato come centravanti, quella posizione la conoscevo già perché si trattava di partire da dietro per arrivare davanti senza essere un centravanti fisso, quindi non è stato un grande cambiamento neanche per me. Giocavo anche sull'esterno da anni, bene o male in quella posizione sapevo cosa fare".

Infine il ritorno sulla corsia di destra con molta più liberta di azione e di iniziativa. Messi entra nel dettaglio dei suoi compiti in campo:

"Avevo molta più libertà: partivo dall'esterno, ma poi finivo sempre per accentrarmi, sia con David Villa, che con Luis Suarez - perché Neymar giocava largo – e avevo già giocato partendo esterno per poi accentrarmi, ma con molta più libertà. mi sono abituato negli ultimi anni ad abbassarmi un po’ di più, a cercare la palla, a stare insieme ai centrocampisti per avere più possesso palla. Questo è successo anche quando abbiamo smesso di giocare con Xavi e Iniesta, perché con loro avevamo molto possesso durante tutta la partita, e da quando non ci sono più ho cominciato ad abbassarmi di più per cercare di creare superiorità, ma sempre pensando di attaccare e anche di segnare. Mi piace arrivare davanti partendo da dietro. Mi sento a mio agio".

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