Milan, in due anni è cambiato tutto: da #Pioliout a 'Pioli's on fire', dal 2-2 col Lecce al filtrante 'da terzino a terzino'

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Il 9 ottobre 2019 il Milan annunciava una scelta controversa, coraggiosa, fra lo scetticismo generale: il nuovo allenatore, che avrebbe sostituito Giampaolo dopo una partenza disastrosa, sarebbe stato Stefano Pioli. I rossoneri arrivavano da 3 vittorie e 4 sconfitte in 7 partite, un bottino impietoso, ma l’ultima partita, vinta contro il Genoa, sembrava lasciare aperto qualche spiraglio all’allenatore ex Sampdoria. La società invece aveva stupito tutti esonerando il tecnico di Bellinzona e sostituendolo con quello di Parma, che al momento era senza panchina.

DUE ANNI DI PIOLI - Al suo arrivo, Stefano Pioli aveva trovato una squadra in evidente stato confusionale. Aveva una pausa nazionali a disposizione prima della ripresa del campionato, ma a poco è servita. Al suo esordio, il 20 ottobre contro il Lecce, in un San Siro più distaccato che mai, finisce 2-2 con un eurogol al 92’ di Calderoni che sanciva il più classico dei tanto frequenti psicodrammi della storia recente del Milan. Dalla partita successiva con la Roma, inizia a vedersi un’impronta di gioco diversa, ma era evidente la scarsa autostima di cui soffriva il Milan, che impediva ai giocatori di giocarsela sul serio, nei big match specialmente. Così, a parte i tre punti con la Spal regalati da una pennellata a giro di Suso su punizione, il Milan fa un punto nelle successive quattro partite, contro Roma, Lazio, Juve e Napoli.

In quei big match giocati a viso aperto e alla pari ma senza troppa convinzione, inizia a muovere i primi passi il Milan di Pioli che conosciamo oggi, quel Milan che è cresciuto in mezzo alle difficoltà, grazie alle disfatte (come quella ormai storica con l’Atalanta), all’esperienza portata da Ibra e Kjaer, ai mesi di pausa del lockdown, all’ombra di Rangnick alla ripresa del campionato, ai tanti infortuni che hanno condizionato il 2021. Due anni dopo, ancora durante la settimana che precede la pausa nazionali di ottobre, si è chiuso un cerchio, con San Siro che è ritornato a fibrillare al suono dell’inno della Champions League e, pochi giorni dopo, con la schiacciante prova di superiorità a Bergamo contro l’Atalanta, in cui il Milan è stato in vantaggio per 3-0 prima che due errori arbitrali riaprissero la partita.

DA #PIOLIOUT A PIOLI’S ON FIRE - Era stato accolto in un clima poco cordiale dall’ambiente Milan. Anzi, fra i tifosi, più che scetticismo, era in atto una sorta di rivolta sui social. Su Twitter, l’hashtag #Pioliout era primo in tendenza nazionale ed era accompagnato da un buon numero di #Gazidisout, #Massaraout, #Elliottout. Qualcuno, timidamente, osava anche contestare Paolo Maldini, al suo primo anno al timone dopo l’addio di Leonardo. II post con il quale la società comunicava il suo arrivo, veniva inondato di commenti, tutti negativi. Molti, anche ricordando che nel novembre 2016 il loro nuovo allenatore aveva dichiarato apertamente di essere interista da sempre, si sentivano quasi presi in giro. Oggi, due anni dopo, uno degli hashtag più popolari fra quelli che ruotano attorno al pianeta rossonero, è #piolismo, riferito al calcio spumeggiante (ed efficace) che il Milan di Pioli mette in mostra da ormai più di un anno e che ha raggiunto un apice quasi orgasmico per i tifosi nel primo gol rifilato all’Atalanta pochi giorni fa, con il filtrante “da terzino a terzino” di Theo per Calabria. Oggi, allo stadio, i circa 40 000 che riescono a comprare i biglietti per le partite (e che, probabilmente, scrivevano #Pioliout sui social), saltando e ballando al ritmo di Freed from desire, cantano il coro inventato sul pullman dai giocatori stessi, “Pioli’s on fire”.

DIFFERENZE - Due anni fa, durante la pausa nazionali, si parlava di un Milan in confusione, dentro e fuori dal campo. Oggi, sempre durante la pausa nazionali, si parla del Milan come della squadra più in crescita d’Italia, dentro e fuori dal campo, e che gioca il miglior calcio del campionato, prendendo a pallonate Atletico Madrid e Atalanta, errori arbitrali permettendo. Due anni fa Stefano Pioli festeggiava, probabilmente anche con un velo non troppo sottile di preoccupazione, la sua firma a Casa Milan. Oggi festeggia due anni sulla panchina di San Siro, la Scala del calcio, dopo aver conquistato ambiente, tifosi e stampa (proprio in quest'ordine) ed aver riportato (anche grazie alle sempre azzeccate scelte societarie e alla presenza di Ibra) il Milan dove merita di stare. Oggi spegne due candeline, ma tutto fa pensare che non sarà l'ultima volta: come ha dichiarato nell'intervista odierna al Giornale, nella sua testa il suo rapporto col Milan non ha scadenza.

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