Milan, Leao può essere il 9 del futuro

Luca Bedogni
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Per capire quale mercato farà il Milan alla voce attaccanti bisogna prima sciogliere un nodo: cos’è Leao? Un attaccante o un esterno? Una seconda punta o una prima punta? Dopo un anno e mezzo di Serie A per il portoghese siamo ancora qui che ce lo domandiamo. Ma se la sua forza stesse proprio in questa ambiguità di fondo? Oggi rischiamo di confondere le sue caratteristiche peculiari con l’idea che debba ancora specializzarsi in un ruolo. Ha 21 anni e a tratti sembra indolente e immaturo, è questo che ci disorienta. Ma Leao se fa la punta la farà con le sue caratteristiche, e se fa l’esterno stesso discorso. Insomma un dopo Ibra con Leao centravanti non è certo impossibile, ma ci mostrerebbe soltanto una faccia dei rossoneri attuali, quella più dinamica e mobile nella metà campo avversaria. Un’alternativa tattica si trasformerebbe perciò in identità pura, e non so se è quello che vuole Pioli. Forse il Milan deve lasciare anche in futuro al portoghese questo ‘gioco’ tra i due ruoli, così da mantenersi più flessibile e versatile. In quest’ottica, il dopo Ibra sarebbe anche di Leao ma non solo. Allora un centravanti vero servirebbe. Un altro leader con l’ossessione, la priorità di fare gol. PALLA ALTA PER LEAO? - È già evidente come il Milan senza Ibra sviluppi il gioco in maniera leggermente diversa, senza per questo rinnegare i propri principi. La risalita del pallone infatti deve privarsi di una soluzione semplice ma spesso efficace: quella palla alta, morbida per la punta spalle alla porta che vediamo ugualmente tentata qui sotto da Donnarumma in Verona-Milan.

L’atteggiamento di Leao non sempre sul pezzo, ma anche la sua diversa conformazione fisica e caratteriale rispetto a Ibra non garantiscono. Gunter in questo caso lo sovrasta e la seconda palla è dei centrocampisti di Juric in vantaggio su Kessie e Meite.

L’ALTRO MILAN - Ma non è così che va servito Leao da prima punta. Quando gioca al centro dell’attacco, il portoghese funziona se lanciato negli spazi. Il pallone si può alzare, certo, ma indirizzandolo in una terra da conquistare con la corsa. Ecco una buona idea di Calabria...

...dettata dal movimento caratteristico di Leao, in questo caso tra centrale e braccetto della difesa a tre del Verona.

Questi tagli che non producono nell’immediato un’occasione in quanto non mirano alla porta, sortiscono ugualmente effetti importanti nell’economia di gioco del Milan.

Una prima funzione è quella di eludere la pressione e ‘abbassare’ gli avversari (con un lancio alle spalle della linea difensiva) per poi consentire al Milan di salire a palleggiare nell’ultimo terzo di campo.

Spesso e volentieri questo genere di tagli ‘disordina’ la difesa avversaria. Ne sposta gli elementi costitutivi. Tutto ciò era chiaramente amplificato in una partita come Verona-Milan a causa dello stile difensivo della squadra di Juric.

Qui sopra vedete come il taglio apparentemente simile a quello di prima diventi in realtà qualcos’altro in un contesto diverso. Quando infatti un giocatore è abbastanza vicino al target del movimento di Leao, se il movimento stesso di Leao genera spazio alle sue spalle, ecco che il terzino o l’esterno abbandonano la funzione di sostegno per incrociare la corsa del portoghese. Si crea una combinazione potenziale. Notate come Calabria sfrutti il lato cieco di Lazovic (la schiena dell’avversario usata come segnaletica).

I tagli diagonali dentro-fuori sono solo una delle opzioni possibili. Leao può mescolarli in corsa con l’attacco alla profondità. Ed ecco sotto un classico movimento da attaccante veloce. Una curva iniziale con cui si dà prima la schiena al lancio...

... per poi ritrovare il pallone in aria girando rapidamente la testa e orientandosi verso la porta. Notate di nuovo il principio che vuole il terzino di lato (in questo caso Dalot) intersecare idealmente il movimento della punta, così da sfruttare il varco spalancatosi al centro della difesa avversaria. Leao di fatto ‘movimenta’ tutto il Milan di Pioli.

IN AREA - Anche in area Leao si comporta diversamente da Ibra, come è normale che sia. Il fenomeno svedese ha la meglio spesso e volentieri nei duelli aerei, sovrastando i propri marcatori. Difficile invece vedere Leao che sale di testa a colpire oltre le teste di un’area affollata. Non è il suo, diciamo. Nel primo tempo contro il Verona gli è capitato sulla testa un bel cross di Calabria, ma davanti a lui c’era Magnani: non è riuscito a schiacciarla pur avendo preso il tempo giusto e il pallone è finito alto sopra la traversa. Leao insomma si trova meglio quando il cross aggira la difesa avversaria, e lui può attaccare la porta vincendo il duello col proprio marcatore in velocità. Dopo può segnare anche di testa, volendo, ma è un gol di testa comunque ‘diverso’. Un esempio lampante è la rete di ‘piattone’ realizzata contro lo Sparta Praga in Europa League su assist di Dalot. Qui Leao prima punta fa male.

PER VIE CENTRALI - Sono andato a rivedermi tutti i gol di Leao in rossonero e ho notato questo: la maggior parte, anche quando gioca da prima punta, sa più di esterno che di centravanti. Pensate a quello contro il Sassuolo: è un taglio tipico da esterno. Questa sensazione si ha per come Leao interpreta il ruolo di prima punta. Svariando molto, di fatto lo vediamo spesso e volentieri puntare l’uomo venendo dalla fascia. Ce n’è uno di gol, tuttavia, che ci racconta del potenziale di Leao per vie centrali. Quello nato da una bellissima combinazione sulla trequarti contro il Torino di Giampaolo.

Theo Hernandez entra dentro al campo in conduzione seguito da Singo, il quinto di destra dei granata. I tre centrocampisti del Toro sono schierati e praticamente incollati alla linea, ma Leao e Diaz effettuano due smarcamenti coordinati nello stretto che predispongono i presupposti di una possibile combinazione veloce. Lyanco viene tirato fuori appena dal portoghese.

E prima di schiantarsi contro Rincon, Hernandez imbuca per Diaz su cui non fa in tempo a uscire Bremer. Ricerca del terzo uomo e via, Leao è un fulmine quando lo si attiva bene.