Milan, mercato bloccato e il rinnovo di Maldini: altro che Mulino Bianco...

Un altro giorno sta passando, senza che un fatto vero riguardi il Milan. Stavolta, poi, nemmeno una velina, uno di quegli annunci che fanno tanto propaganda e poca informazione. Non parliamo solo di giocatori, per quelli c’è tempo. Il mercato apre ufficialmente il 1° luglio e chiuderà fra 75 giorni, hai voglia a fare acquisti... (ad averci i soldi).

Vero è che a leggere di Lukaku e Dybala, Mkhitaryan e Asllani e magari persino di Bellanova, i tifosi del Milan un po’ di inquietudine cominciano ad averla, ma subito dopo i comunicati ufficiali, arriverà anche l’ora delle cessioni, quelle che riequilibreranno il bilancio nerazzurro e l’umore degli avversari e di cui in molti sembrano essersi scordati, altro che il modo per fare giocare insieme il tridente delle meraviglie…

Ci sarà tempo. Qui e adesso parliamo di quel che non sta accadendo al Milan, squadra che meno di un mese fa ha vinto lo scudetto e che da allora non ha fatto praticamente nulla quando invece avrebbe dovuto fare praticamente tutto, visto che ha cambiato proprietario, o almeno così pare.

Sappiamo che intorno al passaggio di quote da Elliott a RedBird si è alzata una nebulosa che ha pochi eguali in simili casi. Tutto merito di Elliott, che ufficialmente non parla mai, ma che con maestria riesce a fare correre il suo pensiero nei rivoli giusti, siano essi il web o la stampa quotidiana. È così che la denuncia al tribunale del Lussemburgo di un membro di minoranza del CdA, per opacità nella cessione, viene rapidamente derubricata a insignificante, da una platea di neoesperti in diritto societario.

La tesi pubblica più diffusa è quella di una cessione per 1,2 miliardi, di un prestito di circa 250 milioni a tasso di interesse inferiore ai valori di mercato, di totale sintonia fra il nuovo proprietario Gerry Cardinale e i Singer che vendono, ovvio, ma soprattutto con Maldini & C., che continueranno a gestire la parte tecnica del progetto Milan.

La tesi meno accreditata, ma non per questo meno credibile, è che RedBird prenda metà dei soldi in prestito proprio da Elliott, a tasso di interessi ben più alto (si è parlato anche del 15%) e perciò più difficile da onorare per Cardinale. Tesi sostanzialmente ignorata dai media italiani, che in gran parte si abbeverano alla fonte Elliott. Proprio oggi, però, qualcosa di simile è stato rilanciato dal più autorevole dei quotidiani sportivi, l’Equipe, lo stesso che già a metà aprile, indagando sul triangolo Lille-Elliott-Milan aveva di fatto anticipato l’imminente cessione del club rossonero.

Secondo l’Equipe, e senza scendere nei tecnicismi che potete leggere nell’articolo che riprende la sua tesi, Elliott presta a Cardinale fino a 550 milioni (al 7/8%, un tasso “amico”), oltre a restare proprietario del club forse fino al 49%. Cinque membri su 9 del CdA sarebbero legati a Elliott, compreso il presidente Scaroni, confermato nel ruolo. Più che una cessione, una vera e propria partnership.

Cardinale in un’intervista al Financial Times (10 giugno) ha raccontato di aver incontrato Maldini per oltre 3 ore e mezzo, riuscendo - ha detto - a conquistarne l’entusiasmo. Maldini non ha smentito, ma peraltro nemmeno confermato. Maldini ha parlato un’unica volta, nella famosa intervista alla Gazzetta (27 maggio), in cui si lamentava del silenzio di Elliott e di Gazidis in particolare. Poi più nulla, nemmeno dopo la stretta di mano a Casa Milan (2 giugno). Non è chiarissimo quando e dove sia avvenuto l’incontro di 3 ore e mezzo: Cardinale non l’ha detto al Financial Times, Maldini non risulta essere stato a Londra né a New York, nel giorno del debutto a Casa Milan i tempi per tale maratona non c’erano. Dettagli

Resta che fra qualche giorno (30 giugno), il contratto di Maldini & C. va in scadenza e se la situazione fosse da Mulino Bianco come si racconta, sarebbe già stato rinnovato e soprattutto annunciato. Qui invece abbiamo solo annunci (di Elliott & Partners) ma al momento nulla di concreto. Amici comuni ci raccontano di un Maldini insoddisfatto, forse anche preoccupato. Sarà vero? La mancata firma parrebbe confermarlo.

Qualcuno azzarderà che non stiano trovando l’accordo sui compensi. Più facile invece che l’impasse riguardi i margini di manovra di Paolo, il suo potere operativo, i budget tutt’altro che definiti. Renato Sanches e Botman sono operazioni in piedi da 6 mesi (non a caso nel triangolo col Lille) ma non ancora chiuse. Ci sarà un perché? O va tutto bene così?

Origi arriverà certamente, e con quasi altrettanta certezza sarà il centravanti del prossimo anno (0 partite da titolare e 3 gol nell’ultima Premier; 12 volte titolare in Premier nelle 4 stagioni col Liverpool, per 10 gol complessivi: numeri che a prima vista non raccontano un fuoriclasse). Ci sono da rinnovare gran parte dei contratti dei neocampioni d’Italia, quelli che hanno mercato per lo meno. E invece ancora nulla.

All’indomani della cessione (1° giugno), scrivevamo come la conferma di Maldini fosse la migliore garanzia che il progetto Redbird garantisse al Milan di proseguire il percorso di crescita competitiva che ha portato allo scudetto. Oggi pur continuando a pensarlo abbiamo anche capito che Maldini, oltreché del Milan, s’è innamorato del nuovo ruolo che s’è ritagliato e perciò per abbandonarlo dovrebbe proprio esserne materialmente escluso dalla (vecchia) proprietà, con cui in questi anni non sono mancati i momenti di tensione. Perciò, Elliott: vogliamo provare a dare anche qualche risposta vera?

@GianniVisnadi

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