Milan-Napoli: il pari un bene per tutti, soprattutto per l'Inter. Ma vincerà Spalletti che sta meno peggio di Pioli

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La mia reputazione di pronosticatore è stata fortemente compromessa dal risultato di ieri a Bergamo. Avevo previsto una vittoria chiara e travolgente dell’Atalanta sulla Roma, invece sono stati i giallorossi a impartire una severa lezione agli atalantini (1-4). E a poco o nulla vale la considerazione che sul gol del 2-2, annullato dal Var, abbiano pasticciato tanto l’arbitro Irrati che il “varista” Nasca. Poteva cambiare la partita? Certo che sì, tuttavia non pensavo che la squadra di Mourinho mettesse così in difficoltà i ragazzi di Gasperini.

Quel risultato ha favorito l’Inter che, questa sera, può diventare campione d’inverno se il Napoli batte il Milan a San Siro. Ed è su questa gara che risiede l’interesse di tutte le squadre di testa. Come tutti sanno, le due formazioni sono fortemente rimaneggiate a causa degli infortuni. Si tratta di stabilire chi stia peggio non solo per il numero degli assenti, ma anche per il loro valore. Il Milan deve rinunciare a Kjaer, Rebic, Calabria, Leao, Pellegrini e, molto probabilmente, a Theo Hernandez. Dall’altra parte, Spalletti non avrà Osimhen, Koulibaly, Insigne, Mario Rui e anche Fabian Ruiz.

La partita sarà zoppa e, forse, mai come in questo momento, Milan e Napoli si augurano di non perdere. Attenzione, non ho detto che giocano per il pareggio, ma che il pareggio sarebbe il minore dei mali. E’ vero che l’Inter ne trarrebbe un doppio vantaggio (più tre sul Milan, più sei sul Napoli), ma la corsa allo scudetto resterebbe aperta per tutti, anche per l’Atalanta, già a meno sei dalla capolista. Assai probabilmente molto verrebbe demandato agli scontri diretti che cominciano già a gennaio in forza del calendario asimmetrico, adottato quest’anno anche dalla serie A.

Come finirà, dunque, Milan-Napoli? Detto dell’utilità del pari, se dovessi spendere un euro lo punterei sul Napoli. Primo, perché al contrario del Milan, che ha solo Ibrahimovic in campo e Giroud in panchina, Spalletti può contrare su un reparto che, oltre a Mertens, ha giocatori offensivi più in palla. E’ il caso di Lozano, Zielinski e Ounas (o Politano) in grado di colpire in maniera più chirurgica dei milanisti. Prendiamo Diaz, per esempio. Sta vivendo un’involuzione preoccupante e, al di là del gol, mai stato troppo nelle sue corde, è anche poco proposito a livello di spunti e di assist. Forse qualcosa in più è lecito attendersi da Messias, anche se non sarebbe giusto fargli gravare la responsabilità dei trequartisti sulle sue spalle.

A mio giudizio, però, dove il Napoli è superiore al Milan è a centrocampo. Il rientro definitivo di Anguissa, che giocherà in coppia con Demme, è fondamentale perché porta qualità, forza e corsa, mentre in rossonero le prestazioni di Kessie cominciano a preoccupare, nonostante il buon rendimento di Tonali. In difesa, invece, il peso delle assenze è pressoché lo stesso: pur non valendo Koulibaly, Kjaer aveva una funzione trascinante nel reparto milanista. Piuttosto c’è da chiedersi chi sostituirà, eventualmente, Theo Hernandez a sinistra, se - come ha detto Pioli - non dovesse farcela. Kalulu o Ballo-Touré? In ogni caso mancherebbe un interprete che crea gioco sulla fascia.

Pioli e Spalletti sono entrambi due ottimi allenatori, ma Luciano ha maggiore esperienza e una duttilità che si nota quando deve modificare la squadra o con i cambi o la mutazione del sistema di gioco. Tuttavia entrambi amano l’iniziativa e il prevalere della manovra. Dovrebbe bastare questo per dire che potrebbe essere una partita aperta e avvincente, dai contenuti tecnici e tattici alti e dal risultato non scontato. A meno che non sia il pari che sta bene a tutti. Perfino all’Inter.

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